Cenni storici

San Mauro La Bruca, SAIl comune, già nel secolo XIII, risulta commenda del sovrano militare Ordine di Malta. I cavalieri dell’Ordine esercitarono la giurisdizione civile ed episcopale in contrasto con i vescovi diocesani.
Altra notizia certa è che Antonello De Petruciis, primo ministro del re Ferrante, aveva acquisito nel 1465 il feudo di S. Mauro, insieme ad altri feudi riunendoli nella contea di Policastro. Nei secoli successivi seguì la sorte dei villaggi feudali confinanti che furono ceduti per vendita tra i diversi signori locali che si alternarono alla proprietà.
Nel 1518 il feudo fu promesso da Giacomo Carrafa alla figlia Erminia in occasione del matrimonio con Ferrante della Leonessa. Intorno al XVII secolo appartenne alla principessa Pappacoda, maritata con il principe Dora di Angri. I suoi abitanti mostrarono sempre uno spirito di indipendenza, intolleranti del feudalismo. Alla fine del 1700 il villaggio era posseduto dalla famiglia Piccirilli col titolo di marchesato e in quell’epoca contava 800 abitanti.

S. Mauro

Il nome del capoluogo deriva dal suo santo protettore, l’abate Mauro che visse al tempo di San Benedetto e fu suo discepolo Subiaco. La parte finale del nome del paese “Bruca” può essere un toponimo di origine greca. La derivazione etimologica, resta, però, piuttosto incerta. L’unico dato inconfutabile è che il toponimo “Bruca” è presente anche in altre zone del territorio cilentano, come il promontorio su cui sorge Velia, che era chiamato anticamente “Castello a mare della Bruca”. La nascita della chiesa benedettina dedicata al Santo e il centro abitato sorto intorno ad essa, si può far risalire intorno al 1044, periodo in cui fu ristrutturata anche l’abbazia basiliana di S. Nazario Martire ad opera dell’abate di Montecassino il benedettino Richerio.
Oltre al Santo Abate, discepolo di San Benedetto, il paese deve il suo nome anche ad un’antica popolazione, i Bruzi, servi ribelli dei Lucani, rifugiatisi proprio in questi luoghi. Dei Bruzi troviamo numerose indicazioni nei racconti di Strabone e di Tito Livio; il loro dominio territoriale si estendeva a sud dell’Alento fino al golfo di Policastro. Accaniti avversari dei Romani, furono infatti alleati dei Cartaginesi.
Secoli dopo i monaci benedettini fondarono la Cella detta Sancti Mauri in Centulis, distrutta dai Saraceni nel 966 d. C. La ricostruzione della chiesa, sempre ad opera dei benedettini, deve collocarsi tra il 1058 (anno in cui fu presumibilmente rifondata l’antica abbazia di San Nazario) e il 1104, quando il Barone di Novi assegnò alla badia di Cava la chiesa e l’annesso villaggio rurale.
A causa della guerra del Vespro (1282-1302) che segnò il declino per molti paesi cilentani, anche i sammauresi si dispersero per i boschi e abbandonarono il vecchio centro abitato, per farvi ritorno dopo alcuni decenni.
Interessante inoltre il culto di Santa Eufemia, di cui già nell’XI secolo abbiamo notizie riguardanti una chiesa intitolata alla Santa martire nei pressi dell’antica città Bryxiam, solo successivamente tale culto fu radicalizzato dall’ordine dei Cavalieri di Malta, presenti e attivi per circa cinque secoli (dal XIII al XVIII secolo), che ricostruirono la chiesa nel 1511.
Chi oggi visita San Mauro può trovare tracce di questa storia visitando la chiesa parrocchiale, il suo soccorpo con gli affreschi raffiguranti Sant’Eufemia, le numerose riproduzioni in più ambienti della croce dei Cavalieri di Malta, i ruderi dell’originaria chiesa di San Mauro a pochi metri dalla Cappella della Madonna delle Grazie, e magari, sulla piazza principale affacciarsi alla terrazza per osservare Palinuro e la sua costa.
A San Mauro esiste la chiesa principale di S. Eufemia ed una serie di cappelle, Cappella della Madonna delle Grazie, Cappella di S. Costantino Martire, Cappella di Santa Reparata, Cappella di Santa Maria, Cappella di Santa Sofia, Chiesa del Monastero e Cappella S. Rocco.

S. Nazario

Tra la seconda metà del secolo VIII la prima del IX, così come accadde nelle zone limitrofe a seguito delle persecuzioni iconoclaste di Leone III Isaurico, imperatore di Bisanzio, alcuni monaci basiliani profughi dall’Oriente fondarono sulle rive del fiume Melpi l’Abbazia, dedicandola al Santo Nazario Martire. Il culto di S. Nazario, morto martire (decapitato) all’epoca della persecuzione di Nerone, nel 69 d.C o molto più verosimilmente durante quella assai più lunga ed estesa a tutto l’impero romano dell’imperatore Diocleziano (284-305 d.C), era già allora molto diffuso nell’Italia Meridionale e nella stessa chiesa Orientale. Il piccolo monastero ebbe un momento di particolare splendore e notorietà allorché vi si recò, nel 940, il giovane Nilo da Rossano, che vi soggiornò per 40 giorni e vi indossò l’abito sacro. Nel 966 l’abbazia di S. Nazario subì l’incursione saracena, andando incontro ad un periodo di circa un secolo di abbandono e decadenza. Nel 1044 il monaco benedettino Richerio, partendo da Montecassino, si recò a S. Nazario, rifondando l’antico monastero e dandogli nuovo lustro. La comunità di S. Nazario incominciò a crescere e svilupparsi intorno al monastero e fu fondato un piccolo borgo, costituito prevalentemente da agricoltori e pastori.

Frazioni

S. Nazario

Senz’alcun dubbio il nome dato al villaggio “S. Nazario” deriva dal nome del martire NAZARIO a cui era intitolata l’Abbazia, della quale restano le rovine, e che sorgeva ove sorge ora la Chiesa Parrocchiale. La località , anche ai nostri giorni, si chiama “BADIA” o “ABBAZIA”, e il 28 luglio di ogni anno, con grande solennità , si celebra nel paese il “dies natalis” del Martire S. Nazario.
L’Abbazia di S.Nazario fu di origine basiliana; risalente al VII o IX secolo risulta particolarmente fiorente nel X secolo; nel ‘940 S.Nilo vi indossò l’abito sacro. L’Abbazia non è stata fondata dal Martire Nazario e non si hanno riferimenti precisi di chi sia stato il fondatore, molto verosimilmente è stata intitolata al santo Nazario a seguito della straordinaria scoperta a Milano del corpo intatto del martire decapitato. La struttura attuale della chiesa prevede due navate laterali e una centrale, con tele raffiguranti il martirio del santo Nazario. Il piccolo borgo di S. Nazario sorge in una vallata circondata da tre grandi colli e aperta su di un lato (verso il mare) dove scorre un fiume a carattere torrentizio. L’economia del luogo è basata prevalentemente sull’agricola e la pastorizia. Questi due elementi, hanno costituito il sostegno dell’economia di molte famiglie.
Il centro e’ stato caratterizzato notevolmente dal fenomeno dell’emigrazione pre-post bellica. Ci sono folte comunità di sannazzaresi in Australia, Canada, Stati Uniti e Germania. In paese restano i segni di un’economia sviluppatasi soprattutto alcuni anni fa…come il frantoio, le sorgenti di irrigazione, i mulini.

MAPPA E INDICAZIONI STRADALI

 

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