gallery

Morire è un momento che coinvolge, oggi come presso le comunità antiche, un’esperienza che è al tempo stessa comunitaria, familiare e individuale.

Così la città dei morti (necropoli) rappresenta per gli archeologi un campo di indagine privilegiato perché ci riferisce della comunità intera e del proprio modo di rappresentare in maniera metaforica l’ organizzazione politica e sociale, ci parla dei gruppi familiari che si riconoscono ed elaborano il lutto intorno al rituale del seppellimento, della deposizione e della pietas verso i morti, ed infine coinvolge l’individuo, il suo posto nella società, che passa anche attraverso il genere e l’ età, nonché la concezione personale della vita e della morte e la risposta individuale alla speranza di una vita  ultraterrena.

Nell’area tirrenica compresa tra il Sele ed il Laos, numerose sono le evidenze relative alle necropoli di età arcaica sparse nel territorio; queste in alcuni casi rappresentano l’unica testimonianza della presenza strutturata di popolazioni greche ed enotrie. Dall’età arcaica ricostruiamo attraverso le sepolture un paesaggio abitato dall’uomo in nuclei sparsi o in centri strutturati, proprio attraverso le aree di sepolture rinvenute nel corso degli ultimi decenni, che le ricognizioni avviate in questo territorio consentono di riferire a centri strutturati o ad un popolamento “in villaggi” sparsi nella campagna produttiva, abitata da genti il cui principale sostentamento è l’allevamento e la pastorizia.

Roccagliorosa. Necropoli, loc. La Scala
Roccagliorosa. Necropoli, loc. La Scala
Roccagliorosa. Pianta necropoli
Roccagliorosa. Pianta necropoli

Del popolo dei Lucani ci sono rimaste diverse testimonianze relative alle necropoli, ad esempio a Torraca, a Caselle in Pittari, Laurito, ma la documentazione più ricca è quella che viene dal sito di Roccagloriosa in stretta relazione con l’abitato di età lucana. Ai margini del pianoro che ospita l’abitato fortificato si collocano le necropoli databili tra la fine del V fino al III secolo a.C. Le tombe più antiche databili alla fine del V secolo costituiscono il fulcro intorno al quale si aggregano le sepolture successive, che intorno alla metà del IV secolo mostrano segni distintivi nel rituale funerario sia per tipologia tombale (recinti), sia che nella composizione del corredo, riflettendo l’emergere di gruppi aristocratici all’interno dell’organizzazione sociale e politica.

Particolarmente significative le tombe 6, 9, 24 in località La Scala, pertinenti a gruppi diversi. Nella prima il corredo è composta da pregiati oggetti di metallo che fanno rifermento alla sfera del banchetto (situla, hydria, oinochoe) sul modello del mondo greco. La tomba 9 invece, che ospitava sicuramente una sepoltura femminile presenta un corredo caratterizzato dagli ornamenti in oro, tra cui spiccano il/bracciale e la collana con pendenti.

 Sicuramente la più significativa è la tomba 24, in cui era sepolta una donna, distesa sul letto funebre costruito in pietra. La tomba è all’interno di un recinto, separato dal resto della necropoli, circondata da una tomba maschile (tomba 19), da una di giovane uomo 23) e da una sepoltura di adolescente ( un giovanetto di 16 anni, tomba 21), al cui interno è stato rinvenuto un cinturone. Il complesso monumentale ci parla di un gruppo familiare ben strutturato, che si autorappresenta in maniera diversificata per le donne, per gli uomini, come per i giovani. Il corredo della tomba riservata alla donna, moglie e madre degli individui sepolti accanto, si trova tutt’intorno al letto ed è particolarmente significativo perché presenta un gran numero di vasi figurati, prodotti dalle officine italiote delle colonie greche del golfo ionico. Le forme, così come le immagini fanno riferimento al mondo femminile e al ruolo che la donna gioca all’interno del gruppo familiare e sociale. Infatti accanto ai vasi tipicamente legati al mondo femminile come quelli per contenere gioielli (lekanai o pissidi), o le hydriai per il trasporto dell’acqua, fanno riferimento al rango elevato della donna i vasi per la libagione, per bere e per mangiare, tra cui spiccano una coppa di bronzo con un coltello di ferro. Questi ultimi   sottolineano come la donna condivida con lo sposo i riti religiosi e la cerimonia del simposio. Tali oggetti erano posti accanto all’anfora con la rappresentazione del mito di Niobe, eroina della saga dorica, legata a Tantalo, padre di Pelope signore di Olimpia. La storia di questa eroina, punita da Apollo e Artemide per aver vantato la sua prole (50 maschi e 50 femmine) superiore in numero e qualità a quella dei divini figli di Leto e di Zues, e trasformata in roccia sulla propria tomba ripercorre in immagini l’appartenenza ad una dinastia regale di questa donna lucana, ma al tempo stesso propone una risposta personale alla morte attraverso la speranza di una salvezza individuale.

Parimenti la tomba dell’uomo adulto presenta i segni di un accumulo di ricchezza, con i grandi vasi, crateri e coppe, del pittore dell’Oltretomba, un artigiano tarantino, i cui prodotti circolano piuttosto raramente in ambito tirrenico. Il cratere presenta un rituale funerario che celebra il morto attraverso l’immagine eroizzata del guerriero a cavallo all’interno del proprio monumento funerario, o attraverso la scena del giudizio di Paride sulla louthrophoros, associata a rituali matrimoniali. Queste iconografie sono l’espressione di una società nella quale il matrimonio stabilisce legami sacri di parentela e di regalità, consolida e legittima il potere del gruppo familiare attraverso una discendenza matrilineare o bilineare, nella quale il ruolo della donna come matrona, sposa e madre, risulta particolarmente significativo.

GALLERIA FOTOGRAFICA

 

Bibliografia
M. Gualtieri, Rituale funerario di un’aristocrazia lucana: fine V-inizio III secolo a.C., in Italici, pp.161-214, Napoli 1990
M. Gualtieri, H. Fracchia, Roccagloriosa I. L’abitato: scavo e ricognizione topografica (1976-1986), Napoli 1990.
M. Gualtieri, H. Fracchia, Roccagloriosa II. L’oppidum lucano e il territorio, Napoli 2001.
TESTI E IMMAGINI A CURA DI

logoUnisa

 Logo-MiBACT-2015_Sar-cam

Lascia un commento