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Erodoto racconta che l’area dove gli esuli Focei avrebbero potuto fondare nel 540 a.C. la colonia di Velia fu “acquistata” dagli Enotri (Erodoto, I, 167), antica popolazione residente nei territori in cui si stanzieranno i Lucani nel corso della seconda metà del V sec. a.C. Nel golfo di Policastro una serie di siti costieri possono essere identificati come insediamenti Enotri della seconda metà del VI sec. a.C. Tali insediamenti sono posti su piccole alture, ben difese naturalmente, allo sbocco di fiumi o in prossimità di promontori in grado di garantire facili approdi; la cultura materiale è rappresentata da ceramiche di produzione indigena (kantharos, cratere-kantharos e oinochoe, con decorazioni geometriche bicrome in stile “sub-geometrico enotrio”), che trovano confronti stringenti con i materiali di Sala Consilina e, più in generale, del Vallo di Diano dove sin dalla prima età del Ferro sono noti insediamenti enotri.

I siti indigeni che gravitano sul golfo di Policastro, dunque, documentano un consistente popolamento di Enotri spostatisi nel corso del VI sec. a.C. dalle loro sedi interne verso la costa tirrenica, attratti verosimilmente dall’intensificarsi dei traffici greci sul Tirreno controllati dalla colonia achea di Sibari che intorno al 600 a.C. darà vita alla fondazione di Poseidonia.

Questi insediamenti indigeni, tra i quali rientra quello di Palinuro, sembrano ricadere nell’area di influenza sibarita come mostrano le serie di monete incuse a legenda PAL-MOL (Palinuro), SIRINO-PYXOES e forse AMI, caratterizzate da iscrizioni, tipi e pesi in uso a Sibari.

Le genti enotrie che abitano questi insediamenti sono state ipoteticamente identificate con i Serdaioi, popolazione nota da un documento rinvenuto nel santuario panellenico di Olimpia, in Grecia, che li ricorda legati da una profonda amicizia con Sibari ed i suoi alleati, garante Poseidonia. A tale popolazione sono attribuite le monete a legenda SER/SERD che recano simboli dionisiaci nei tipi del dritto e del rovescio, emissioni circoscritte ad un orizzonte cronologico  della metà del VI sec. a.C.

Palinuro e Pyxous

Intorno alla metà del VI sec. a.C., si stanzia una comunità indigena di origine enotria proveniente dal Vallo di Diano; sull’altura di Tempa della Guardia, il promontorio che chiude a sud il golfo di Velia, sono stati riportati alla luce i resti di un abitato fortificato, organizzato per nuclei sparsi di abitazioni. La necropoli ha restituito sepolture a inumazione e ad incinerazione con corredi che esibiscono accanto a vasellame indigeno anche vasi greci o greco-coloniali.

A questo insediamento viene collegata, la moneta d’argento del 530-520 a.C. con legenda in lettere greche PAL/MOL recante l’immagine del toro retrospiciente. Solo da monete con la doppia legenda SIRINOS/PYXOES e con la stessa immagine di tipo sibarita è noto il sito di Pyxous che è forse da ubicare nei pressi di Policastro alle foci del Bussento.

Entrambi i siti sembrano sparire dopo la distruzione di Sibari, e Palinuro successivamente entra nell’orbita di Elea.

A Pyxous le fonti scritte narrano di un tentativo da parte di Rhegion di fondare in quel sito nel 471 a.C. una colonia. L’esperimento fallì, probabilmente, a causa del mutato clima politico della regione minacciata dalle popolazioni lucane. Le evidenze archeologiche di Roccagloriosa e Caselle in Pittari rendono visibile già alla fine del V sec. a.C. l’emergere di nuovi insediamenti che si strutturano nel corso del secolo successivo.

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