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 Allo stato della ricerca, non è facile tracciare un quadro sintetico che riesca a delineare le tendenze evolutive delle modalità di popolamento e delle tipologie insediative in questo territorio, nel lungo periodo compreso tra l’età romana e l’Altomedioevo. Le difficoltà sono legate sia alla complessità  del tema, sia  alla mancanza di dati e fonti poco documentate anche dalla ricerca archeologica.

Badia di S. Maria di Pattano
Badia di S. Maria di Pattano

La valutazione di insieme delle forme insediative e delle modalità di distribuzione degli stanziamenti in rapporto con l’età romana è ancora in fieri per la scarsità della documentazione. Tuttavia si è potuto notare che le ville attestate in età romana sembrano aver avuto una continuità di vita almeno sino alla fine del VI sec. d.C., conservando il ruolo di gestori del territorio agrario, ruolo che in età altomedievale sarà svolto dalle fondazioni ecclesiastiche, che avranno una funzione determinante nella ripresa economica del patrimonio fondiario e nella rimessa a coltura delle terre. Nei documenti medievali, prodotti nel corso dell’VIII sec., sono attestate numerose chiese, che, attraverso attività agricole, casas, vineas e clausuras, gestiscono la produzione, la conservazione e la distribuzione dei prodotti. Esse di solito si impiantano anche fisicamente nei luoghi precedentemente occupati dalle ville rustiche, riutilizzandone le strutture. In questo territorio l’esempio più lampante è la badia di S. Maria di Pattano, fondata, tra il VI-VII secolo, all’interno di una villa romana di I-II sec. d. C., di cui fu utilizzato lo spazio termale, ormai in disuso.

A partire dal III sec. d. C., la diffusione del cristianesimo contribuì alla profonda trasformazione della tradizione del mondo romano interessando non soltanto l’assetto politico istituzionale, l’economia e l’amministrazione dello stato ma anche le forme della cultura e il vissuto quotidiano. Il cambiamento coinvolse quasi ogni municipium che divenne sede di diocesi nelle quali si assommavano l’attività giuridico amministrativa e religiosa. Paestum, ma anche le antiche città di Velia, Blanda e Buxento seguirono la stessa sorte, garantendo, in questo modo, la continuità del loro ruolo politico ed economico anche nei secoli “difficili” della tarda antichità.

Le tracce più evidenti di questa trasformazione dall’età romana all’alto medioevo sono riconoscibili nell’abitato di Paestum che, verso la fine del VI secolo d. C., mostra una notevole contrazione e si trasforma in un piccolo villaggio con annessa chiesa battesimale, pur mantenendo la funzione di sede episcopale. La documentazione scritta ce ne dà notizia attraverso una lettera di Papa Gregorio Magno del 592 rivolta all’allora vescovo Felice, rifugiatosi ad Agropoli in seguito all’invasione longobarda. Indagini archeologiche effettuate a Paestum dopo gli anni Cinquanta, hanno rilevato i restauri dell’acquedotto urbano, risalenti al IV secolo d.C., che attestano la continuità di vita della città. Tuttavia la trasformazione e lo scompaginamento del tessuto urbano è attestato dall’invasione dello spazio pubblico da parte di privati, con la costruzione di abitazioni all’interno dell’area del foro. L’abitato risulta contratto intorno all’Athenaion, ma comunque luogo di aggregazione per i villaggi sorti nelle immediate vicinanze. L’antico tempio di Atena, fu trasformato in basilica, con la realizzazione ex novo dell’adiacente dell’episcopio e intorno a quest’ultimo si andarono via via inserendo le sepolture. Tali modelli insediativi sono ben documentati in tutto il territorio della Campania in età tardo antica e altomedievale e testimoniano un articolato popolamento dell’intera piana pestana tra VI e VII secolo.

Velia, Acropoli
Velia, Acropoli

Dell’insediamento tardoantico di Velia, invece, non si conserva traccia, mentre del centro medievale (realizzato quasi interamente con materiale di spolio riferibile alla città antica) sono visibili i resti del castello, impiantato nel XIII sull’acropoli, il cui fulcro è costituto dalla torre circolare di età angioina- aragonese, e tracce del piccolo borgo, costituite dai resti di strutture abitative e da una serie di pozzetti, scavati nella roccia e interpretati come silos.

Anche la città tardoantica di Blanda (nell’odierno comune di Tortora) sembrerebbe, al momento, non aver lasciato tracce. Tutto ciò che resta di essa e del suo territorio, sono appena due iscrizioni; la prima, perduta (CIL X 458 = ILCV 1010 = ICI V, 52), databile al pieno IV sec. d.C.; la seconda, un frustulo di un epigrafe funeraria, costituito da una lastra di marmo bianco (26 cm x 20 cm x 3 cm; alt. lett. 5,5 cm), databile al 540 d.C. e conservato nella chiesa di San Pietro Apostolo a Tortora (CIL X 457 = ICI V, 51).

Come Velia, anche Buxentum, di cui sono noti per l’anno 501 il vescovo Rustico e per il 592 il vescovo Agnello, passata, al termine della guerra greco-gotica, sotto il dominio bizantino, tra il VI-VI secolo, fu munita di un fortilizio sul punto più elevato della collina e di una chiesa, sotto forma di tricora, oggi inglobata nell’attuale duomo trecentesco. Le indagini archeologiche, condotte nell’area del Parco, raccontano di una città vivace, che commercia e consuma prodotti provenienti dai principali mercati del Mediterraneo e che ha la forza e la vitalità per realizzare edifici monumentali, impreziositi da marmi e da mosaici.

Tuttavia, nel 592, quando papa Gregorio Magno diede ordine al vescovo di Paestum, Felice, di far visita alle sedi vescovili di Velia, Blanda e Buxento, le diocesi risultavano vacanti.

Da quel momento, le uniche notizie che si rintracciano nella documentazione scritta sono riferibili alla diocesi di Bussento, che perdurerà autonomamente fino al 649, anno in cui è attestato dalla documentazione ancora un vescovo; la documentazione a questo punto si interrompe per riprendere in maniera consistente in età normanna.

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A questo proposito si deve tener presente che sia i documenti storico-letterari che i dati archeologici concorrono nel riconoscere la fine del VI sec. d.C. come un momento di cesura con il passato. Tra le cause principali, la destrutturazione del sistema amministrativo, gestionale e di controllo del territorio tipico dell’impero e gli sconvolgimenti dovuti al conflitto greco-gotico e alla successiva, rapida, conquista longobarda. Inoltre, le modifiche degli assetti politici e delle proprietà fondiarie e le crisi belliche e demografiche concorsero a determinare la drastica contrazione del popolamento nelle campagne, che sembrerebbe caratterizzare anche altri contesti territoriali dell’Italia altomedievale.

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Bibliografia:
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Calamandrei D., Francesconi A., Marelli L., Pallecchi S., Santoro E., Volpe S., Policastro Bussentino (Sa). L’area del Parco Archeologico Notaio Pinto, Salerno 2013.
Goffedo R., Volpe G., Gli insediamenti della Puglia settentrionale tra Romanizzazione e Tarda Antichità, in AdriAtlas et l’histoire de l’espace adriatique du vie s. a.C. au viiie s. p.C.,  Bordeaux 2015, pp. 377-402.
Peduto P., Forme d’uso del territorio, in Peduto P. (ed.), Materiali per l’archeologia medievale, Salerno 2003, pp. 9-35.
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