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I Lucani sono genti di origine sannitica e di lingua osca, la cui storia si snoda fra la metà del V sec. a.C. e la fine delle guerre puniche allo scorcio del III sec. a.C. Le fonti  offrano notizie limitate circa le dinamiche di popolamento e la proiezione politica dei Lucani, che gli studi più recenti interpretano come un processo piuttosto lungo, non omogeneo né sincronico, che investe sia trasformazioni interne di comunità preesistenti, sia dinamiche territoriali di elementi o compagini indigene connotate prevalentemente in funzione militare. Si può affermare, infatti, che l’emergere sulla scena politica dell’ethnos lucano prende l’avvio già alla fine del VI sec. a.C. dopo la distruzione di Sibari da parte di Crotone (510 a.C.): il crollo dell’impero sibarita aveva innescato, infatti, tensioni fra le città greche, favorendo la crescita delle comunità indigene il cui salto politico-strutturale fu determinato dall’inserimento nella compagine sociale di militari, forse mercenari. Alla fine di questo periodo le fonti (Polieno, Stratagemmi, II, 10,2) ricordano gli attacchi dei Lucani contro Thurii, fondata da poco, e l’alleanza di Poseidonia con gruppi italici per combattere Velia. Pertanto la comparsa dei Lucani sulla scena politica nel V sec. a.C. non è da collegare solo alla discesa di genti dal Sannio, ma è il risultato di un processo dinamico che ha provocato la trasformazione delle comunità indigene a contatto con l’ambiente greco-coloniale, osco e apulo.

Paestum - Ekklesiasterion
Paestum – Ekklesiasterion

Le origini del nome sono oscure anche se il termine greco Leukànoi sembra possa riferirsi  al’aggettivo leukòs, che vuol dire splendente, luminoso; il nome latino è invece Lucani che viene posto in relazione alla parola lux, ma anche al termine lucus ‘bosco’. Le due interpretazioni sono coerenti, in quanto lucus deriva da lux ed indica originariamente non tanto il bosco, quanto lo spazio luminoso nel bosco, ossia la radura; in questo modo i Lucani appaiono come gli uomini delle radure e quindi dei pascoli.

Secondo il Periplo di Scilace l’ambito territoriale in cui si insediano si estende inizialmente dal Sele a Sibari, comprendendo anche la Sibaritide e la Crotoniate, e corrisponde a quella che la tradizione di studi definisce “grande Lucania”. Successivamente la delimitazione geografica dell’area lucana si restringe dal Sele a Laos sul Tirreno e da Turi a Metaponto sullo Jonio, mentre più incerti risultano i confini interni che da un lato sfumano verso le aree occupate dalle popolazioni apule (Dauni e Peuceti) e dall’altro verso gli Hirpini. Tali informazioni sono confermate dagli studi e dalle ricerche sul campo che negli ultimi decenni hanno notevolmente accresciuto la nostra conoscenza di questa regione antica.

Il paesaggio geografico è caratterizzato nella parte interna da una serie di montagne che raggiungono anche altezze notevoli; i monti del Cilento costituiscono una barriera con la costa tirrenica dove a nord si apre la fertile pianura pestana delimitata nel versante settentrionale dal Sele e che i monti degli Alburni separano dal Vallo di Diano.

Paestum - Veduta_aerea
Paestum – Veduta_aerea

Secondo le fonti, i Lucani erano governati da istituzioni democratiche a capo delle quali c’erano dei magistrati, tuttavia l’ordinamento costituzionale di questa popolazione prevedeva la figura del basileús (Strabone, Geografia, VI, 253) o dittatore, che entrava in funzione in caso di pericolo come capo federale, altrimenti nessun potere superiore limitava il potere delle singole città.

Addestrati all’arte della guerra grazie alla pratica del mercenariato, dunque,i Lucani costituiscono un pericolo per le colonie greche già dalla metà del V sec. a.C. e sul finire del secolo conquistano sulla costa tirrenica Poseidonia, Pixunte, Laos, ma non Elea. Secondo le fonti, nel 393 a.C. questa rapida e inarrestabile espansione dei Lucani suggerisce la necessità fra le colonie greche di stringere una lega, rinforzata da un’alleanza con Siracusa; quattro anni più tardi i Lucani, dopo avere attratto gli alleati, li battono a Laos con un potente esercito costituito da 30000 fanti e 4000 cavalieri.

 Poseidonia e i Lucani

Strabone (Geografia, V, 4, 1) ci informa che i Lucani dopo aver vinto in battaglia i Poseidoniati ed i loro alleati ne avevano conquistato la città in un periodo che l’evidenza archeologica porta a collocare intorno al 420 a.C. La battaglia, però, fu l’esito finale di un processo cominciato almeno tre decenni prima quando nella città si erano infiltrati gruppi italici facilmente riconoscibili nella necropoli del Gaudo (500 m. a nord-ovest della città) dai loro usi funerari del tutto estranei alle pratiche greche. Alla sobrietà dei corredi tradizionali, infatti, si sostituisce una tendenza all’accumulo ed una volontà di sottolineare attraverso gli oggetti il rango dei personaggi defunti; le tombe maschili sono caratterizzate dalle armi (elmi, corazze, cinturoni, schinieri, giavellotti/lance) e dal cratere (il vaso per mescolare acqua e vino), quelle femminili da oggetti di ornamento e dall’hydria (il vaso per l’acqua). A partire dalla fine del V sec. a.C., inoltre, ai corredi così significativi si aggiunge sulle pareti interne delle tombe la decorazione pittorica, riservata però solo ad una élite di cui le pitture manifestano l’espressione ideologica. Le pitture riflettono valori ed ideali di questi gruppi egemoni fra la fine del V e i primi decenni del III sec. a.C. Le tombe più antiche sono decorate da motivi vegetali ed animali o da oggetti che vengono riprodotti nello spazio centrale bianco di una o più pareti. Dal primo quarto del IV secolo le scene che decorano le pareti sono più complesse e per le tombe maschili si crea la scena  del “ritorno del guerriero”, a cui si associano quelle che raffigurano i giochi funebri. Le donne di rango vengono celebrate con scene di gineceo o di prothesis (esposizione del cadavere).

La conquista di Poseidonia da parte dei Lucani, così evidente nelle necropoli, non determinò un  cambiamento nell’organizzazione urbana e nell’architettura della città, ma anzi continuano ad essere utilizzati i monumenti eretti nella fase di vita precedente.

Nella seconda metà del IV sec. a.C. vengono monumentalizzate, con l’ausilio di grandi stoai, alcune parti significative dello spazio pubblico. Nell’agorà rimane come elemento principale l’ekklesiasterion, edificio con funzione assembleare realizzato nella fase greca della città, utilizzato nell’ambito delle istituzioni lucane, come dimostra la stele di calcare della fine del IV sec. a.C. che reca iscritta in osco una dedica a Juppiter da parte di uno Statis, verosimilmente il meddix  (la carica istituzionale più alta) della città per una grazia ricevuta; la stele doveva reggere una statuetta bronzea del dio come indicano i resti delle grappe di piombo sulla parte superiore della cimasa.

Nella vita religiosa non si segnalano particolari cambiamenti, come accade invece nei rituali funerari, ma si registra la sostanziale persistenza dei culti già attestati nelle aree sacre urbane e nel territorio; solo nei decenni finali del IV sec. a.C. l’area sacra meridionale e lo spazio pubblico dell’agorà accolgono nuovi edifici di culto che comunque non mutano l’assetto dei sacra della città greca. Ai limiti nord-orientali del santuario meridionale fu eretto un santuario dedicato ad Asclepio, e a pochi metri ad ovest un tempio amphiprostilo (hekatompedon, vale a dire della lunghezza di 100 piedi), mentre nell’agora un tempietto, nelle adiacenze dell’ekklesiasterion e probabilmente di età tardo-arcaica, fu restaurato e dedicato al culto di Zeus Agoraios.

Nel santuario di Hera, presso la riva sinistra del Sele fu eretto un edificio a pianta quadrata (11 x 11 metri), per contenere la statua di culto e un deposito votivo.

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Bibliografia
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