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Il territorio del Basso Cilento è caratterizzato da una successione di rilievi collinari e montuosi, di valli fluviali, baie, golfi e promontori; all’interno è attraversato da numerosi corsi d’acqua perenni o stagionali. La articolare natura dei luoghi è data dalla presenza di depositi sedimentari flyschoidi (alternanze di arenarie, argille e calcari prodottisi contemporaneamente alla formazione delle catene montuose) e dalle rocce alTerritorio-1caree che costituiscono i complessi montuosi.

La costa è contrassegnata da stratificazioni di rocce con forme e colori particolari;  rive scoscese e dirupi litorai si alternano a morfologie più dolci, ma ovunque sono diffusi la macchia mediterranea e i boschi che offrono grandi riserve di legname.Verso l’ interno il paesaggio cambia per la presenza di massicci montuosi di rocce calcaree dove i fenomeni carsici hanno dato origine a numerose grotte che fin dalle epoche più remote hanno costituito luoghi favorevoli allo stanziamento umano.

Il territorio si presta ad un controllo marittimo, poiché offre approdi, ripari costieri, ed attracchi presso i numerosi scogli ed isolotti disposti lungo il litorale; all’interno i percorsi fluviali rappresentano vie di comunicazione obbligate. I caratteri fisici di questo territorio, con vallate strette ed anguste e massicci montuosi, hanno condizionato da sempre la dislocazione degli insediamenti che, a seconda delle epoche storiche, hanno seguito logiche diverse. L’Homo Erectus, che un milione di anni fa dall’Africa orientale raggiunse l’Europa, ha lasciato tracce di se nella zona di Marina di Camerota (località Cala d’Arconte, Capo Grosso e Cala Bianca) con il suo tipico strumento di selce (la cd. amigdala) a forma di mandorla con margini taglienti, che utilizzava sia come arma che come utensile.

Ad esso segue nel Paleolitico Medio (80.000-35.000 anni fa) l’Uomo di Neanderthal, capace di fabbricare strumenti di pietra perfezionati e differenziati per i diversi usi (bifacciali, lame, punte): abita in grotta e seppellisce i morti, conosce il fuoco e si adegua al clima polare della quarta glaciazione di Wurm, in cui compaiono animali come il mammuth, il bue muschiato, la renna e la volpe polare. Ė un cacciatore che ha trovato riparo nelle grotte Visco e delle Ciavole, Taddeo, Antro di Fiumicelli e Grotta Grande di Scario e, nella zona fra Marina di Camerota e Capo Palinuro, nelle grotte della Cala e del Poggio.

La successiva tappa evolutiva è rappresentata dall’Homo Sapiens che tra il Paleolitico Superiore (35.000-12.000 anni fa) e il Mesolitico (12.000-8.000 anni fa) sfrutta le temperature meno rigiPanoramica-1de, caccia le specie animali che ora si affermano come i cervi, gli orsi, i cinghiali. Sulla fascia costiera sono abitate prima le grotte della Cala e Calanca nei pressi di Marina di Camerota, poi nel Mesolitico la grotta dell’Olio, del Noglio a Porto Infreschi e il Riparo Nicchia Gamba.

Con il Neolitico (6000-3000 a.C.) si registrano grandi cambiamenti: si afferma l’agricoltura che comporta l’uso di abitare in villaggi stabili; si introducono nuove tecnologie che consentono la produzione della ceramica, la filatura e la tessitura. Dai numerosi insediamenti costieri, come quelli delle località Saùco presso Punta Tresino e S. Palo presso Palinuro provengono laminette di ossidiana, una pietra vitrea vulcanica proveniente dalle Isole Eolie, a testimonianza degli scambi che probabilmente avvengono attraverso una navigazione di cabotaggio lungo la costa. Scarse le notizie per il Cilento per il successivo periodo Eneolitico (3000-2000 a.C.), invece documentato nella piana del Sele con gli aspetti culturali di Piano Conte, del Gaudo e di Laterza. Un quadro simile si ha per l’Età del Bronzo (1800-1000 a.C.) documentato nella piana pestana, sulle propaggini collinari che la circondano e nel Vallo di Diano.

Nella fase del Bronzo Recente si assiste alla presenza di vasti abitati posti generalmente in po-sizione dominante (altura, promontorio, rilievo collinare). Gli unici siti di pianura sono Pontecagnano e Paestum, come nella vicina Eboli sulla collina di Montedoro, dove la tarda età del bronzo è attestata anche in località Turmine.

Per l’età del Ferro (IX-VII sec. a.C.) una buona documentazione è costituita da fondi di capanne e ceramiche di impasto che in alcuni casi sono da riferirsi a stanziamenti stabili, in altri da insediamenti di tipo stagionale legati alla transumanza. Su questa realtà, che documenta la stretta relazione fra le forme dell’abitare e il paesaggio, si svilupperanno forme insediative diversificate in relazione ai periodi cronologici e alla facies culturale dei popoli che li abiteranno.

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