Zia, zio. Abbreviazioni premesse al nome proprio ed anche al nome comune come zi mastu, zi prèviti. Al femminile non richiede apostrofo: Za Angela, Za Anna, al maschile sì: Z’Andrìja, Z’Aliju. Usate anche le forme intere zia e ziu.
Ramo, bastone. Dal longobardo zacken (bastone).
Abitazione, dimora. Dall’arabo sacan (pietra, casa). (“A lu zàccanu!”: invito perentorio alle bestie).
Bastone. V. zàccanu (1).
Fettuccia, nastro, legaccio. Dal latino jugàlia (legami) o dall’arabo zagaia (asta con nastro). Anche altre ipotesi di studiosi (RHOLFS, DEVOTO): arabo zahar (fiore di arancio), saga (base mediterranea).
Fettuccia (piccola). V. zagaglia.
Rozzo, zotico. Dallo spagnolo zamarro (zotico) + tàmmaru (= tamarru, v.).
Zanzara. Dall’it. “ciampa” (zampa) con diminutivo latineggiante.
Calzatura di pastore o di montanaro. Da “zampa” (longobardo zanka + “gamba”).
Zampogna. Dal greco symphonía, lat. symphonia (accordo, concerto).
Suonatore di zampogna; zotico, montanaro, rozzo. V. zampugna.
Fango, melma. Da “fango” + “zàcchera” (schizzo), voci italiane derivate rispettivamente dal gotico (fani) e dal longobardo (*zahar). Uso prevalente del plurale. Derivati zanghijà e zanghitijà (camminare nel fango; di bambini: quasi compiacersi a muoversi nel fango).
Zaino. Dal longobardo *zaina (canestro), con metatesi.
Dente (con senso dispregiativo). Dal longobardo *zan (dente); tedesco zahan (idem). Metaforicamente “gamba”.
Zannuto: qualificazione dispregiativa di persona fornita di denti lunghi come zanne. V. zanna.
Straccio, cencio. Dallo spagnolo andrajo (cencio).
Sguazzare. Dal lat. sapa (mosto cotto e concentrato). Cfr. lo spagnolo zapatear (pestare i piedi).
Guazzo. V. zaparijà.
Zappa; dente (per metafora). Dal lat. popolare sappa (idem). (“La zappa pisa mpunta”: arnese faticoso). Dim. zappetta, zapparedda.
Zappettare. (Zappà = zappare). V. zappa.
Grasso, imponente. Etimo incerto. (Solo D’ASCOLI, a quanto ci risulta, riporta il vocabolo ma non ne indica l’origine). Forse dal greco záchytos (copioso, abbondante).
Zazzera, chioma lunga e folta. Dal longobardo zàzzera (ciocca di capelli).
Zio. Dal greco theios (idem). ROHLFS (I, 193) presuppone una forma *thiane. Quanto al suffisso, si fa riferimento a “barbano” (zio), tenendo presenti vari casi di sostantivazione quali attanu, “cappellano”, “prossimano” ecc.
Voce per richiamare le capre (“piccolina”). V. zicu.
Zecca (acaro). Dal longobardo zëkka (idem); cfr. il tedesco Zecke (idem). Metaforicamente “persona appiccicaticcia”, il classico seccatore che ti impedisce di svignartela. (“Misere cupio abire”, ORAZIO, Sat. I, 9, 14).
Portamonete; gioco con le carte. E’ alterazione dell’it. “lanzichenecco” (nome del gioco), con accostamento a “zecchino” (ducato, moneta d’oro) in quanto sfornato dalla “zecca” (arabo sikka = conio).
Nottolino. Dal tedesco medio-alto zecken (assestare un colpo).
Zig-zag. Derivazione dal francese zigzag tratto dal tedesco zickzack (da zacke = punta).
Avanti e indietro (anche come allusione oscena). Forse dal zicà (segare) con sonorizzazione della z per esigenze fonosimboliche legate allo stridere della sega.
Piccolo. Dallo spagnolo chico (piccolo). NIGRO riporta il greco psíx, psichós (briciola, mollica).
Spiffero, raffica di vento; il diavolo (cìfaru e capucìfaru). Dall’it. “Lucifero” (demonio suscitatore di tempeste), con aferesi.
Tigna; litigio. Dal greco psilós (calvo) che ha dato origine a un lat. parlato psilla (senza capelli).
Litigioso. V. zilla.
Diarrea. Dal greco bizantino tìlos (diarrea).
Caprone. Dal greco chímaros (capro); si ricorda anche il longobardo zîber (animale da sacrificio) e la voce di origine prelatina zeba (capra, citata dal VDLI) presente in DANTE (Inf. XXXII, 15): “pecore o zebe”.
Frugoletto, ragazzino un po’ troppo vivace. Probabile incrocio di zìmaru (v.) e griddu (grillo).
Ammiccare, fare l’occhiolino. Da “accennare” (lat. *cinnare = ammiccare, da cinnus = ammicco).
Ipercritico, incontentabile, che spacca il capello. Da “sindacare” (criticare, controllare). Il greco sýndikos (patrocinatore, sindaco) letteralmente vuol dire “con giustizia”.
Sporgenza per lo più tagliente. Dal longobardo zenna (merlo per muraglia).
Tonsille. Dal lat. tonsillae (idem), con assimilazione.
Cencio, brandello di stoffa. Alla base l’it. “cencio” (si suppone un incrocio delle voci latine cincinnus = “ricciolo” e cento,centinis = “coperta fatta di pezzi eterogenei”). Si ricorda, col medesimo senso, il greco modernotsàntzalon.
Giunco. Dal greco kýpeiros (cipero). (“Scippà zìpari” = compiere un lavoro massacrante, ai limiti delle possibilità umane).
Pitale. “Secondo taluni il nome lo avrebbero dato al pitale i borbonici per schernire ‘Giuseppe’ (Peppe) Garibaldi” (D’ASCOLI).
Zeppa. Dal longobardo zippil, germanico zippa (estremità appuntita). V. zippiddu.
Piantatoio, cavicchio, bastoncino appuntito; uomo assai basso. V. zippa.
Zeppola. Da un lat. tardo zìppula (dolce fatto con pasta e miele) oppure da “zeppa”.
Lancio di zeppole in direzione della ragazza individuata come fidanzata: antica (pericolosa) esercitazione reale, successivamente metaforizzata per indicare “frecciata”, “allusione”.
Giocattolo costituito da un frutto sferico (di solito un’arancia acerba) al cui picciolo era legato e avvolto un filo trattenuto con le dita, improvvisamente fatto precipitare per godere il moto rotatorio.
Dal lat. gyrus (volteggio), al diminutivo.
Recinto (per capre e simili). Dal greco zeygma (chiusura).
Bottone metallico. Dal lat. sera (spranga per chiudere la porta) incrociato con “ferro”. Cfr. “serratura”, “serrare”.
Girare intorno. Dal lat. gyrare (idem).
Recipiente per olio. Dall’arabo zîr (orcio).
Cetonia. Potrebbe essere voce onomatopeica; da ricordare comunque lo spagnolo cencerrar (strimpellare).
Fidanzato/a, sposo/a. Dall’it. “citto” (fanciullo). (“Pasta di zita” era la pasta casereccia forse preparata in occasione di matrimonio). “Chiàcchiari voli la zita e pò s’addormi”: potenza distensiva della parola.
Varietà di fico con frutto piccolo e saporito. Forse da “zigolo”, uccello passeriforme che si nutre particolarmente di questo frutto.
Zio/a. Reduplicazione affettiva (come mammà, nonò, papà; v. anche i diminutivi personali Fefè, Totò,Mimì, Sasà ecc.). Si noti peraltro come nelle voci greche tethís, tethía (zia) sia chiaramente manifesto questo tratto del linguaggio infantile.
Mammella. Dal longobardo zizza, lat. *titta (capezzolo).
Topo di chiavica; donna di facili costumi. Dal lat. volgare sòrcula (dim. di sorex = sorcio) incrociato con “zoccolo” avente senso dispregiativo.
Ragazza.
Dal greco zoárion, diminutivo di zóon (essere vivente), quindi “piccolo”, “giovane”. Più raro il maschile zuòriu. Plurali: zuòrii e zòrii; dim. femminile zurijedda.
Fune. Dal lat. tardo, di origine celtica, soca (fune). Dim. zucaredda.
Succhiare. Da un verbo latino *sucare derivato da sucus (succo, sugo).
Funicella, spago. V. zuca.
Suonare in modo monotono. Voce onomatopeica.
Sugo. Dal lat. sucus (idem). V. zucà.
Saltare. Da “zampa” + un lat. *jumpare; per altri l’origine è onomatopeica; cfr. l’inglese to jump (saltare).
“Quazuni a zumpafuossi” = calzoni a mezza gamba. Zumparulu = atto, pronto a saltare.
Saltellare. V. zumpà.
Zoccolo. Dal lat. soccolus dim. di soccus (sandalo). Dim. zucculettu.
“Raga-zuocculi” e “raga-chianielli”: persona rumorosa che nel camminare raga (trascina con forza) tali calzature.
Inzuppare, intingere con una certa continuità un pezzo di pane in sugo e simili; anche in senso figurato (insistere in azioni gradite). Azzuppà è il semplice bagnare. Dall’it. “zuppa” che in dialetto perde la sonorità della consonante iniziale mantenendo un suono vicino a quello del gotico *suppa (fetta di pane inzuppata) da cui deriva.
Zolfo. Dal lat. sulphur (idem).
Andare qua e là, gironzolare rumorosamente. Dallo spagnolo zuzzir (ronzare) incrociato con žirrijà (girare, v.).
Sozzume, sudiciume. Dal lat. sucidus forse attraverso il provenzale sotz (unto, grasso), con suffisso collettivo -imen.
Sozzo, lurido; disonesto. V. zuzzima.

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