Recipiente costruito con rami di salice. V. guadieddu.
Cutrettola. Dall’it. “cuccio” (buono) e “vannella” (Giovannella). “Nomignolo popolare di natura scherzosa” (D’ASCOLI).
Osso lombare, natica. Da un longobardo huf confrontato col tedesco hüfte (anca), oppure da un lat. parlato *lunfus perlombus (rene). V. umbula.
Recipiente metallico per olio con beccuccio; oliera. Da “olio”. V. uogliu.
Unghia. Dal lat. ùngula che deriva da unguis (idem). “Ugna” è voce italiana. “Lu gattu ch’è addunatu a lu lucignu / nun si nni mporta ca si coci l’ugni” – “Ugna di cavaddu” = fàrfara (v. ciampa).
Lombo. Voce italiana con metatesi, dal lat. lumbus (idem).
Alterazioni di omu (v.), rispettivamente “grande uomo” (degno di stima), individuo di animo meschino, di statura modesta (anche il bambino, “ometto”).
Umido. Lat. humidus dal sost. humor (umidità, acqua), con desonorizzazione e geminazione della consonante postonica.
Morbido. Dal lat. gummis (gomma) un aggettivo che perde la consonante iniziale.
Onesto. (Dell’uomo: che non si appropria dell’altrui; della donna: moralmente ineccepibile).
Dal lat. honestus (degno di onore, onesto).
Gonfiare. Dal lat. conflare (soffiare). Caduta della consonante iniziale. “E senza (g)unghià” = senza prendersela: sarcastico invito a mantenere la calma, evitando rigonfiamento d’ira e di dispetto, in una situazione sfavorevole.
V. vùngulu.
Onestà. L’allungamento interno forse per analogia con “castità”, “vastità”. Anche unistà.
Onda. Dal lat. unda (idem). V. funnali.
Ungere, sporcare, macchiare, tingere. Dal lat. ungere (idem) il cui part. passato è unctum (untu). Cfr. lo spagnolo untar (idem).
Onore. Dal lat. honos, honoris (idem). “Puttani e signuri, tuttu chiddu ca fanu li è unuri”: tutto ciò che è fatto da queste due categorie di donne risulta comunque onorevole.
Occhio; gemma. Da “occhio” (lat. oculus). “Fà l’uocchiu” è mettere in atto l’insieme delle pratiche per allontanare il malocchio (“t’hanu pigliatu ad uocchiu”). “Vai ppi ti fà la cruci e ti ciechi n’uocchiu”: più sfortunato di così… ” Dà n’uocchiu” = controllare, tenere sotto osservazione.
Olio. Dal lat. oleum (idem). “Fà l’uogliu” = stare stretti, pigiati, come i fiscoli premuti nel frantoio.
Orzo. Dal lat. hordeum (idem). “Uoriu!” è il consiglio/ammonimento rivolto a chi tossisce.
Forse, speriamo. Dal lat. fors (caso, fortuna) l’espressione ottativa fors fuat (= sit) per “voglia il Cielo”. Caduta della consonante iniziale.
Dal lat. hortus (idem). Casi, vigni e òrtura: il rassicurante possesso del benestante, con chiaro riferimento a quanto messo a disposizione, da parte del vescovo di Policastro, di chi decideva di voler abitare a Torre Orsaia, nel medioevo (cfr. Capitula…, in FUSCO, T.O.).
Osso. Dal lat. os, ossis (idem). “Lu cani a l’uossu”: potente attrazione.
Malleolo. Da “osso” + “pizzo” (punta) al diminutivo. V. pizzu.
Coccige, osso sacro. Il riferimento al “porco” è dovuto al prosciutto (infatti si dice anche prisuttu questa regione ossea).
Uovo. Dal lat. ovum (idem); plur. ova. Dim. uvicieddu. “Nun putimu ruppi n’uovu ccu lu magliu”: constatazione di chi non è in grado, per indigenza, di realizzare la più piccola delle imprese.
Operare (riferito a intervento chirurgico, come pure il deverbale upiraziuni). Dal lat. operari (fare, operare).
Tappo. Dal lat. oppilare (chiudere, serrare).
Ora. Dal lat. hora, greco óra (idem). “Và ppi l’ura tua” = va’ per i fatti tuoi. Uracchiata è “circa un’ora”.
Tramando, ordendo, girando qua e là (con jì = andare). Dal lat. ordiri (cominciare a tessere).
Rozzo, dozzinale. Dal lat. ordinarius (ordinario). Anche l’it. “ordinario” assume una valenza dispregiativa estendendo il significato di “solito”, “comune”, “consueto”.
Fungo mangereccio: clitòcybe geotropa; l’aggettivo potrebbe riferirsi alle file regolari con cui viene fuori questo fungo.
Ordine. Dal lat. ordo, ordinis (idem). Frequente il monito: “ppi urdini miu” = per mia volontà, per mia disposizione precisa.
Organetto, per allietare e solennizzare feste e pellegrinaggi. Anche, con metatesi,riganettu, ruganettu.
V. organu.
Ulcera. Dal lat. ulcus, ulceris (piaga). Deformazione della voce italiana con fenomeni di rotacizzazione e dissimilazione (D’ASCOLI).
Orlo. Dal lat. *orulus derivato da ora (orlo). Urla-urla = sull’orlo, rasentando l’orlo: raccomandazione ai bambini che affrontano la strada.
Olmo. Dal lat. ulmus (idem). La nota espressione “mannà a l’urmu”, “purtà a l’urmu” (= lasciare un giocatore di passatella all’asciutto, negargli la bevuta) viene variamente spiegata: il VDLI richiama una allusione alla funzione dell’olmo di sostegno alla vite; per NIGRO si tratta di un detto latino “sostenere l’olmo”; il GDLI riporta il detto senza fornire chiarimenti; LUCIANO ipotizza una contaminazione del grecoéremos con il lat. unus (solo); RACIOPPI pensa al greco óllymi (perdo) e, nell’incertezza, informa che “il signor Cedraro dà éremos (privato, isolato)”.
Grugnire (del maiale). Dal lat. grunnire (idem), con metatesi.
Orso. Lat. ursus (idem). Personaggio del Carnevale il quale, coperto da pellicce ad hoc, imperversava per le vie chiedendo con modi bruschi vino, che tracannava con l’ausilio di una cannuccia per evitare di scoprire il viso.
V. ùrgiuli.
Voce per aizzare il cane. Si ipotizza un imperativo del greco aísso (mi avvento).
Soffiatoio, soffione: strumento di canna o di metallo per ravvivare il fuoco.
Da uscià (soffiare) + “fuoco”. Uscià è aferesi di sciuscià derivato dal lat. sufflare (soffiare).
Voce per scacciare il maiale. Potrebbe essere una interiezione del tipo “orsù” formata dall’imperativo del verbo greco aísso (mi avvento) + l’avverbio latino huc (va’ in questa parte).
Fiuto, odorato. Dal greco osmós (odore), con anaptissi. V. (a)usimà.
Ultimo. Eliminazione o rotacizzazione di l. Dal lat. ultimus (idem).
Utero. Dal lat. uterus (idem).
Utile. Voce italiana rotacizzata.

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