Natica. Metà di un frutto aperto e fatto seccare (fico). Cladodio di ficodindia.
Dal longobardo pakka (fetta).
Schiaffeggiare; essere in miseria, privo di viveri e di mezzi. Per “colpire con uno schiaffo”, v. pàccaru.
Quanto al significato successivo, l’origine non è chiara: potrebbe trattarsi di una derivazione dal
lat. parcus (poco, scarso) equivalente a “scarseggiare” (*parcitare).
Schiaffo. Voce onomatopeica corrispondente all’it. “pacca”, con suffisso.
Contadina dalle vesti colorate e sgargianti, maschera che la raffigura. Etimo incerto: da una base onomatopeica oppure dal greco pachýs (grasso).
Pazienza.
Dal lat. patientia (idem).
“Dà la pacijènzia” = dare le condoglianze.
Pagliaio. Dal lat. palearium da palea (paglia). “Mo’ si vruscia lu pagliaru”: affrettarsi a prendere posto a tavola, dove rapido è il consumare.
Averla. Dal lat. opilionica (avis) = uccello del pastore: (opilio = pecoraio, pastore).
Bastonare. Dallo spagnolo apalear (idem) e palo (bastonata).
Bastonatura. V. palijà.
Colombina, farfallina; forma di pane a mo’ di bambina. Dal lat. palùmbula (palombella) dim. di palumba (colomba).
Patereccio (o panereccio). Dal lat. tardo panaricium metatesi di paronychium (dal greco pará = presso e ónyx = unghia) (Ne era colpito il dito che indicava l’arcobaleno…).
Paniere; deretano. Dal lat. panarium (cesto per il pane). La voce italiana risente del francese panier.
Donna balorda, goffa, grossolana.
Dal personaggio mitologico Pandora, la prima donna mortale, fornita dagli dèi di “tutti i doni”,
plasmata da Efesto. Ebbe la fatale curiosità di aprire l’orcio, affidatole da Zeus, pieno di tutti i mali che
si sparsero a danno del genere umano (il vaso di Pandora, dentro il quale rimase la sola speranza…).
Notare lo spagnolo pandorga (donnona).
Venditore di stoffe e affini.
Da “panno” con accostamento al lat.pannicularius (concernente i cenci).
Erba infestante assai fitta, da formare un “panno”
(lat. pannuceus=cencioso).
Materassino che si pone sul dorso dell’asino per appoggiarvi il basto (cancieddu).
E’ l’it. pannello.
Rettangolo di stoffa nera un tempo usato dalle donne come scialle; anche: velo del latte e degli
occhi. Dal lat. pannus (panno).
Copricapo femminile. It. “pannuccello”.
Stanga per stringere il torchio o per leva, spranga. Dal francese panne (trave di impalcatura), a sua volta dal lat. *pàtena (trave del tetto). (DEDI, 317).
Regione del corpo situata lateralmente alla pancia. Dal lat. pantex(pancia) forse incrociato con la voce di base mediterranea pentasca (zolla dura).
Attacco cardiaco. Da pànticu(v.) + cori (cuore).
Attacco, palpitazione, svenimento. Dal lat. pantex (pancia).
Insaziabile, “che mai non empie la bramosa voglia” (DANTE, Inf. I, 98). Da “pancia”, notando che la forma sembra richiamare un lat. *panticarius da pantex, panticis(pancia).
Ansimare. Incrocio di “pancia” e “ansimare”.
Sonnolenza. Dall’it. “papavero” con cambio di suffisso.
Schiaffone, ceffone. V. papagna, in quanto la forza del ceffone fa “addormentare” il colpito.
Nonno. Voce composta da “padre”+”nonno” di cui si dice che è “due volte padre”.
Papavero. Più che dal lat.*papaverina (herba), dovrebbe derivare da un lat. parlato *paparina, voce nata dall’incontro di aparine (lappola) con papaver (papavero). V. DIDE (318).
Ragnatela. V. pùppulu e gliuòmmaru.
V. pùppulu.
Ernia. Dall’it. “proboscide” col significato di sporgenza, con fenomeno assimilativo dettato anche dai numerosi termini comincianti per pap.
Tonchio, farfallina, insetto dei cereali o legumi. Dal lat. papilio (farfalla) incrociato con pullulus (animaletto).
Allontanare, scacciare. Dal lat. parare (preparare) che nell’it. antico ha acquistato il senso di “guidare al pascolo” e anche di “scacciare”, “allontanare”.
Parità, essere in pareggio. Dal lat. paria pacta + pax (patti pari e pace), ricordando che “pace” e “patto” hanno la stessa radice, come pure “pagare” (quietare).
Parecchio, molto; quantità scarsa.
Dal lat. volg. *pariculus dim. di par (paio).
Come avverbio non è di uso frequente; usato principalmente come aggettivo o pronome. Da notare il
particolare impiego come “pochino”, “poco numeroso”, in qualità di diminutivo di paru(un paio o poco
più): “nu paru di ficu” (pochi fichi), “nu paricchiu di ficu” (assai pochi, una quantità minima).
Farfalla.
Voce non riscontrata nei dizionari consultati; difficile l’etimo:
– lat. papilio (farfalla) incrociato con rotula (rotella);
– greco parpétamai (volo via) e para-pétomai (idem);
– greco paltós (palpito, lancio);
– lat. palpìtula da palpito (batto e guizzo), che ha dato luogo a parpètola(palpebra) in varie zone della
Campania: si potrebbe con qualche fondamento ipotizzare un incrocio di parpètola conrotula per
designare battito d’ali e roteare propri della farfalla.
Ricovero per galline.
Dal greco parakellíon (cella).
Parrazzata – Bracciata, porzione abbondante, grossa quantità.
Dal lat. paratio (fornitura) e parata (cose procacciate).
Cinciallegra.
Dal lat. tardo parus (cincia). V. anche il lat. parra (civetta).
Pagnotta di granoturco.
Voce di incerta origine interpretata come “pane rozzo”.
Mezzadro.
Dal verbo lat. partio (divido) si è formato l’aggettivo partionalis (relativo a divisione).
Soffrire acutamente, spasimare.
E’ la voce italiana priva della consonante iniziale, come il sostantivo pàsimu. (V. ROHLFS, I, 188).
Castagna secca, sbucciata.
Dim. di “pasta” (dolce di piccole dimensioni) dal lat. tardo pasta, greco páste (farina impastata con
acqua e sale).
Cavicchio, piantatoio, zippiddu (v.).
Dal lat. pastinum da pastinare (zappare, scavare).
Evento negativo, disgrazia, calamità, sciagura.
Da pati (soffrire, patire), coincidenza di latino e dialetto.
Scherzare, giocare.
Dal greco paízo (gioco, scherzo).
Pazzijarùlu: individuo giocoso, disposto allo scherzo.
Pagliaio.
Dal lat. perna (prosciutto; parte del ceppo). “Perna sta anche per ‘meta del pagliaio'” (DIDE, 329).
La forma riportata forse risente dell’influsso del lat. pedàmen (palo a sostegno di viti e simili) che
potrebbe aver contribuito all’anaptissi e al cambio r/d.
Piede; pianta, albero.
Dal lat. pes, pedis (piede, stelo di piante).
Accrescitivo: pidagliuni (“nu pidagliuni di ficu”). Dim.: pidicièddu (che diventa, per metafora, pretesto,
ossia la base cavillosa per contrastare: “vai truvannu lu pidicièddu”).
Grappolo.
Dal lat. pendulus (pendente).
Buco. V. pircià. Metaforicamente: “sgarbo”, “offesa”, “dispetto”. “Mi lu fai lu perciu”.
“Pietra infernale” ossia nitrato d’argento impiegato come cauterio (il nome risale al ‘600).
Ghiandaia; gazza; tosse insistente. Dal lat. pica (idem). La gazza è detta pica važža.
Un pochino. Da una base espressiva picc da cui pic (goccia) e pici (pochino); su quest’ultimo vi può essere l’influsso del lat. paucitas (scarsezza).
Desiderare, fare oggetto di preferenza, di voglia. V. picciu.
Capriccio. Aferesi di crapicciu (idem) che è l’antico it. “caporiccio” (capelli irti per spavento, poi ricci per connaturata bizzarria). “Lu picciu di lu suonnu”.
Cisposo. Dal lat. piceus (di pece) forse incrociato con “appiccicoso”. Picimusu, picinusu – Malmesso, ncaimatu (v.). Dal lat. picinus (colore della pece).
Tranquillo, pacioccone, lento a muoversi. Dal lat. placidulus (placido) probabilmente incrociato con l’it. “panciolle”.
Piccone. Dallo spagnolo pico (idem). Cfr. la base pikk (punta).
Ipocondria. Voce italiana con aferesi.
Converso, fratello laico in un convento di monaci. Dal francese antico bigoz plur. di bigot (bigotto).
Orma (di piede o di zampa). Da “piede”.
Peto, scorreggia. Dal lat. peditum (idem). Piditu di lupu = vescia di lupo (funghi del genere Lycoperdon).
L’irridente contrasto festivo: “Craj è duminica: la festa tua è chjina di pidita, / la mia di casu e ova…”
Il più corto dei bastoncini nel gioco della lippa (a mazza e pièguzu); inclinazione (faci pièguzu).
Da una base osca *pilso (greco corrispondente pilos) = feltro, attraverso il lat. pileus (berretto di feltro, pileo).
Più convincente il DIDE (338) che ricorre ad una base *pints (con variante *pilts) a cui si riconducono parole designanti oggetti appuntiti.
Pezzo di legno (o pietra) usato per lo più come sedile. Dal lat. pèssulus (chiavistello) forse derivato dal greco pessós (pietra grande) e pessón (scacchiere,
tavoliere).
Prendere; attecchire (di un vegetale).
E’ l’it. “pigliare” derivante da un lat. *piliare forse da pilare (saccheggiare).
“Sigli sigli, lu pegu ti pigli” = indugiare a scegliere produce effetti negativi; “a nomu di Santa Cicca, o
piglia o sicca”: invocazione scherzosa nel mettere a dimora una pianta.
Poltrone, scansafatiche.
Dal lat. pullus (giovane animale) il lat. volgare *pulliter da cui il medievale pullitrus che, per evoluzione
semantica, passa a significare “letto” e perciò “ozio”.
Rasatura totale del cranio.
Dal lat. pilus (pelo) + tòndeo (rado, toso), o semplicemente suffisso alterativo con valore dispregiativo
di pilus (capello) come “pilonzolo”.
Penna (di animale e per scrivere); sfoglia.
Dal lat. pinna (qualcosa di esteso e piatto).
“Pinna di ficatu” (lobo del fegato).
Pendenza del tetto.
Dal lat. pinna o penna (ala), con suffisso.
Roncola con “penna” ossia con lama sul dorso usabile come scure.
Dall’it. “pennato” = fornito di “penna” (cresta, ala).
Pendenza. Dal lat. pendère (essere sospeso) il part. pendens che in italiano ha assunto anche il significato di
“inclinato” (pinnenti): “ella incontro penda” (DANTE, Inf.XXXI, 138).
“L’acqua vai a la pinnenza; li ppetri vanu a lu muricinu” = legge di natura che (rari) generosi utopisti si
ostinano a contrastare.
Spennare; raccogliere ulive staccandole dal ramo.
Dal lat. penna un possibile *ex-pennicare (togliere le penne).
Pennetta, tagliatella, làgana (v.).
Propriamente “piccola penna”.
Fiocchetto (di coperta, mantiglia ecc.).
Dal lat. pendiculus (pendente, penzolante).
Palpebra. Dal lat. pinnula (pennetta) incrociato con pendulus con suffisso, a indicare la forma e il movimento.
Palpebra. Dal lat. pinnula (pennetta) incrociato con pendulus con suffisso, a indicare la forma e il movimento.
Chiazzato, punteggiato, screziato, macchiettato. Dal lat. pingere (dipingere). Anche pizzijatu.
Angolo. Dal lat. punctum (puntone, angolo di fortificazione).
Spintonare, tiranneggiare, vessare, costringere.
V. pintuni (“costringere in un angolo”).
Pleurite; malanno. Dal lat. punctura (fitta). L’it. antico “puntura” è sinonimo di “pleurite”.
“Puntoriello”: antica misura usata per i panni di lana pari a due palmi e mezzo. (FUSCO, T. O., p.204, n.357; Sanza, p.165, n.102); attualmente equivale a circa 50 cm.
Dim. del lat. punctum (punto di misura, particella) forse attraverso il francese pinte (antica misura).
Peperone (piccante).
Dal lat. piper (pepe), greco péperi.
Più comunemente piparuolu amaru.
Pipacchiu è una varietà di peperone corto. Pipàulu e pipacchiu sembrano forme apocopate
dipiparuolu + un suffisso diminutivo.
Balbettare, pigolare.
Dal lat. pipiare, pipilare (pigolare, vagire).
Perastro, pero selvatico.
Da un lat. *piraneus tratto da pirus (pero).
Tirchio, villano.
Antico vocabolo italiano, forse derivato dal greco pérke (perca, pesce d’acqua dolce), passato a
significare “donna vile e rozza”.
Bucare, essere permeabile.
Dal francese antico percier, moderno percer (perforare) modellato sul lat. parlato pertusiare(passare
da parte a parte).
Gioco di parole: “Pirciò pirciài e bucu facietti”.
Trapano di piccole dimensioni, succhiello.
V. pircià.
Varietà di pèsco/a.
Dal lat. praecoquus (frutto precoce), da praecox (prematuro).
Boccione di vetro a forma di pera. Dal lat. pirum (pera).
Bottoncino, piccola appendice decorativa. Dal lat. pirum (pera), con formazione diminutiva forse ricalcata su pinnìngulu (V.)
Scorreggia. Dal lat. vernàcula (cose di schiavi).
Mazza nodosa ingrossata in punta.
Dal lat. pirus (pero) col suffisso -occa e forma diminutiva.
Litigare. Dallo spagnolo pelear (azzuffarsi, litigare).
Arancio/a.
Da “Portogallo”, paese da cui – proveniente dalla Cina – si diffuse la pianta.
Buco, pertugio. Dal lat. pertusus part. passato di pertundere (forare). Il verbo pirtusà (bucare) deriva dal lat. parlato pertusiare.
Pippolino del basco (berretto rotondo senza falde); il basco stesso.
Dal greco epíouros, lat. epìurus (cuneo), con alterazione diminutiva.
Pesare. Dal lat. pensare (idem).
Pestare, calpestare, liberare i chicchi di grano schiacciando le spighe con una grossa pietra trascinata da buoi sull’aia.
Dallo spagnolo pisar (calpestare) derivato dal lat. pisare (triturare). Cfr. l’it. “pigiare” e le acute considerazioni etimologiche del LEOPARDI (Zib., 2933, 3037).
Grossa pietra per pisà (2).
V. murtali.
Pestello. V. pisà (2). “Lu munnu è fattu a pisaturu: / oj ncul’a a ti e craj puru”: assenza di alternativa.
Grossa vasca adibita a serbatoio per irrigare.
Da “peschiera” con accezione riguardante la semplice raccolta d’acqua, escludendo l’allevamento di
fauna ittica.
(“Ssuppulà la pischera”: prosciugarla; spesso l’uso era condiviso e richiedeva l’osservanza minuta e
precisa di modi e tempi d’impiego).
Vino di qualità scadente.
Voce composta da “pisciare” + il lat. burrus (rosso) o lo spagnolo borrar (macchiare) o anche
l’it.borra (roba di qualità scadente): evidente la denotazione dispregiativa.
Tubo (o dispositivo equivalente) che getta acqua.
Da “pisciare” per “scorrere”, “gettare”.
Piscraj, piscriddu, piscrottu – Dopodomani, dopo-dopodomani, giorno successivo a quest’ultimo. Dal lat. post cras (dopo domani) con adattamenti.
Pietra di rilevanti dimensioni.
Da “pesco”, relitto del sostrato mediterraneo; di origine sannita (DI, 535), transitato nel lat. tardomedievale
come pesclus (peschio, macigno, grosso ciottolo) con passaggio *pesclu < pessulu, secondo ROHLFS (I, 270). La forma è accrescitiva. Sono noti i toponimi, presenti in diverse zone dell’Italia centro-meridionale, che si richiamano a “pesco”.
Possedere: in tutte le accezioni. Dal lat. possidère (idem), che in qualche canzoncina religiosa è usato come variante di pissèdi: “Il cielo possidère / per un’eternità”.
Leggero, come sospeso; soffice. Dal lat. pensilis (sospeso). DANTE (Inf. XXVIII, 122) usa “pesol” per “sospeso”. In G. VILLANI (XII, 3) l’accrescitivo “pesolone”. V. spisulijà.
Roncola, potatoio. Dal lat. putatorius (potatorio, per potare). V. putà.
Pezzo, grossa porzione. Dallo spagnolo pedazo (pezzo).
Tinta della pelle, colorito, aspetto, patina. Dal lat. pàtina (padella, e poi il pasticcio che ne è contenuto ricevendone la forma). Sul cambio della vocale tonica può aver influito pitìnia (V.).
Impetiggine, eruzione cutanea. Dal lat. impetigo (impetiggine), con aferesi.
Legno assai secco, quasi pietrificato o fossilizzato, usato come esca dell’acciarino; infeltrimento. Dal lat. petra una forma aggettivale *petriceus (di pietra).
Prezzemolo. Dal greco petrosélinon attraverso il lat. petroselinum (idem), con metatesi e apocope.
Pettorina. Dallo spagnolo petillo (piccola armatura del petto) derivato da “petto”.
Impostore, seccatore. Dal greco epíthema (cataplasma), con aferesi e, talvolta, raddoppio della consonante postonica (come in molte voci sdrucciole: càrricu, lìmmiti, sìmmina ecc.).
Lembo della camicia; gonnella. I vocaboli greci pítta (pece) e pittákion (striscia, lembo) indicavano la focaccia (per analogia con “pece”) oppure il lembo o la falda del cuoio o simili. Forma diminutiva. Accrescitivo: pittuluni (vestito ampio e lungo).
Pancetta; interiora commestibili (cuore e polmoni) di animale; vulva. E’ l’it. “pettorina” dal lat. pectus (petto), lat. pop. *pectorina [caro] = carne del petto. Cfr. il francesepoitrine (petto).
Puzzola. Dal francese putois (idem).
Pigolare, emettere appena un suono. Dal lat. pop. *piulare (pigolare) dal classico pipilare o pipiare (di origine onomatopeica). Spagnolo piular, franc. piauler (idem).
Piccolo, poco sviluppato, meschino. Dal lat. pugillus (manciata, piccolo pugno) incrociato con piulare (pigolare).
Cenciaiolo; venditore di minuterie. Dal lat. *pettiarius da *pettia (pezza), di origine celtica.
Pagnotta di granturco o di segale. Bizzo o pizzo in antico alto-tedesco significava “pezzo di pane”, “focaccia”, “pizza” da cui “pizzata” e il dim. pizzàtula (cfr. “pane” > “pagnotta” > “pagnottella”, “scala” > “scalinata” > “scalinatella”).
(“Quanna trasi, pani e casu; doppu ca sì trasutu, mancu pizzàtula di milica assuluta”: lo spiacevole
decorrere del tempo).
Gioco consistente nel godere di immunità se colto in contatto con ferro o legno. Forse da pizzu (V.) col significato di “posto”, “luogo” (che mette a riparo da penalità).
Scolopendra. Letteralmente “pizzicapancia”.
Cencioso, coperto di stracci. Da “pezza” con alterazione diminutiva e suffisso -aro esprimente relazione strumentale. Pizzillatu – Coccinella.
It. “punteggiato”. Dal lat. tardo picturatus (dipinto). V. pintijatu.
Boccale per vino.
Letteralmente “becco d’anatra” per la forma del collo. V. pìzzulu.
Posto, sede (dove collocare, sistemare, infilare cose o persone).
Dalla base *pits (punta). La locuzione “mpizzu mpizzu” (sull’orlo) potrebbe richiamare, secondo RACIOPPI (327), il
grecopéza (lembo, orlo).
Forma di cacio, piccolo “pezzo”.
Becco. V. pizzu. Ne derivano pizzulata (beccata) e pizzulà (beccare).
Appuntito. V. pizzu.
Allora, perciò, infine.
Dal greco póka (talora, infine); per altri dalle forme latine postquam (poiché) o posthac (quindi).
Farfallina. Dal lat. pùllulus (piccolo animale).
Porzione di terreno coltivato delimitato da solchi; ràsula (v.). Dal lat. pòrcula dim. di porca (rialzo di terra tra solco e solco). Cfr. l’it. “porca”.
Voltare, volgere, dirigersi. Dal lat. *porgere, forma sincopata del verbo porrigere (tendere, dirigere) composto da por (in avanti)
e regere (dirigere). Come comando alle bestie (“porgi ddà”) e domanda a chi è in cammino (“Addù vai a porgi?”).
Amido. Dal greco apózema (decotto), con aferesi.
Potere (verbo). Dal lat. *potere (idem) dal classico posse.
“Nun poti” = essere privo di mezzi; “lu poti” = lo tiene in suo potere, lo domina, lo sovrasta.
Importare. Da “premere”, con identico significato. “Chi mmi nni premi” = che m’importa.
Incinta, pregna.
Dal lat. plena (piena) incrociato con praegnans (gravida). Il maschile prienu è di raro uso scherzoso.
(Recitando l’Ave Maria il popolo pronunziava gràžžia prena il lat. gratia plena).
Pressa – Fretta (come nell’it. antico).
Dal lat. premere (incalzare).
Pèsco/a.
Dal lat. persica (malus) = albero della Persia.
Con metatesi e geminazione della consonante postonica.
Pergola. Dal lat. pergula (balcone, pergola), con metatesi.
Prete. Dal lat. parlato prébyter derivato dal greco presbýter (più anziano).
“Sbaglia puru lu prèviti ppi ncoppa l’artaru” = nessuno è infallibile.
Procedere, comportamento. Dal lat. procedere (idem).
“E’ bruttu di facci e di pricedi” = aspetto e comportamento negativi.
Processo. Adattamento della voce italiana con cambio o/i frequente nel gruppo pro.
V. pricedi, tenendo presente che il significato giuridico è del lat. medievale (processus judicii =
avanzamento, svolgimento del giudizio).
“E’ succiessu / nu priciessu” = la rima carduccianamente zampilla dal cuore del popolo.
Procuratore, organizzatore responsabile di feste religiose.
Voce italiana con cambio di liquida e delle vocali o/i nella sillaba iniziale.
Anche il verbo priculà (procurare).
Da voci latine (procurator, procurare).
Pericolo. Dal lat. periculum (idem), con sincope.
Professore, maestro. Dal lat. professor (idem). Anche prufissuri.
Profumo. Dal lat. volgare *perfumus (da fumus = fumo) con formazione non chiara. Il riferimento era al profumo
contenuto nelle (rare) boccette per solenni occasioni (“s’è misu lu pprifumu”, “tuttu mprifumatu”);
solitamente, invece, adduru (odore).
Purgatorio. E’ la voce italiana con metatesi e cambio u/i dovuto a probabile influsso di “pregare”.
Processione. Adattamento della corrispondente voce italiana.
(Per la sonorizzazione – g per c – cfr. gìnimu = cinema, gimentu = cemento).
Lat. ecclesiastico processio (idem).
V. pricedi.
Rallegrarsi, gioire.
Dal lat. pretiare (gioire) attraverso il catalano prehar (rallegrarsi).
Il sostantivo che ne deriva è di difficile pronunzia: prìj(e)ju; anche prijizza (gioia).
Pomodoro. Da notare il raddoppiamento della m e l’inserimento della r nella sillaba iniziale in una delle varianti. Da “pomo d’oro”.
Pietra per segnare confini; pezzo di terra da coltivare; presa.
Dal lat. medievale presa (spazio di terreno), che ha acquistato il significato di “divisione del terreno per
diverse colture”, da cui quello ristretto di “pietra che delimita il confine”.
Dal lat. prehendo (o prenso) = “stringere”, “abbracciare”.
(In particolare: “na prisa di tabaccu” per chi fiutava).
Toccare (nel gioco infantile fondato sulla destrezza di evitare la “presa”). Dal lat. prehensare (afferrare).
Presepio; persona ingombrante (metafora).
Dal lat. praesepium o praesepe (greppia, mangiatoia) da prae (pre) e saeps (siepe) = chiusura con una
siepe, in quanto anticamente con questo termine era indicata la stalla o la mangiatoia.
La voce dialettale presenta sonorizzazione e raddoppio della consonante postonica.
Chi ha sempre fretta e mette fretta. V. pressa.
Manico dell’aratro, timone. Forse dal greco pristós (segato) o dal lat. pistrinum (mulino).
Porgere. Con e senza metatesi. Cfr. ROHLFS (I, 264). Dal lat. porgere. V. porgi.
Prosit. Formula augurale (“Sia di giovamento”). Verbo latino (prosum), tenendo presente che la preposizione pro indica vantaggio. V. crisci.
Pubblico. Metatesi e cambio di liquida.
Dal lat. publicus (idem).
Pulcinella, maschera (a Carnevale li prucinielli in libera uscita nelle strade e nelle piazze);
uomo senza carattere.
Maschera napoletana il cui nome deriva – secondo D’ASCOLI – da un lat. *pullicenus (pulcino, quindi
“timido”, “impacciato”); nel Medio Evo la nascita di un cognome “Polecenella”.
Scenata, chiassata.
Insistere.
Dallo spagnolo porfiar (idem).
Proverbio. Dal lat. proverbium (idem). (Notare la caduta della v intervocalica e della r che precede la b nonché
l’inserimento della t).
Susino/susina. Dal lat. prunus (susino). V. oru. Passaggio alla bilabiale nasale con possibile incrocio con pomu secondo ROHLFS (I, 223).
(Prumi russi, cìtrini, di S. Giuanni, di la Matalena, di Francia…).
Forbici. Dal lat. forfex (e più propriamente da forceps = tenaglie). Con metatesi.
(Fare “pruòffici pruòffici” equivale a insistere e persistere nonostante tutto).
Prufficata o purficata = colpo di forbici.
Molto usate la “pruòffici ppi li biti” e quella “ppi carusà li ppecuri”, per potare la vigna e tosare le
pecore.
Propaggine.
Dal lat. propago, propaginis da propagare (tema pag = ficcare, piantare). Con metatesi finale.
Vivaio di ortaggi, semenzaio.
Dal lat. pulvinus (rialzo di terra, aiuola). Con metatesi e cambio di liquida.
Arista, marza.
Dall’it. antico “puga” (spagnolo puga).
Seguire, pedinare. Dal greco pygízo (pedinare, stare alle costole), paedicare, derivato da pyge (deretano).
Terra, punto fangoso, dove si affonda facilmente. Dal lat. pullus (animale giovane, tenero, molle). Cfr. il verbo “pullulare” e il sost. “polla”.
Pulire. Dal lat. polire (idem) con formazione intensiva *politare, *politiare.
(Uso metaforico: prendere, mangiare anche le briciole).
Vento proveniente da ovest.
“Azà li punienti” = “adirarsi”, “infuriarsi” (come i venti che spirano da ponente).
V. DI, 100.
Merletto. Voce italiana tratta dal lat. puncta (colpo dato con un oggetto a punta).
Pennino. Da “punta”. V. puntina.
(“Puntinu simprici”, “a cavallottu”…).
Che tu possa…
Forma di ottativo non sempre benevolo (“Puozzi fà na vampa!”, “puozzi stà buonu”; “puozzi fiurisci”,
“puozzi essi accisu”, “puozzi šchiattà”…).
Da “potere”.
Bambola, pupazzo. Dal lat. pupus (idem). “Mi pari na pupa di pezza: / quanna cammina si tutta spezza”.
Tettarella ricavata da un pezzo di stoffa avvolta e legata in modo da contenere zucchero e
quindi bagnata.
V. pupa (in quanto la tettarella aveva forma di pupazzo).
Pipita, malattia che colpisce la lingua dei polli.
Dall’it. popolare *pipita derivato dal lat. pituita (muco, ascesso). Forma diminutiva.
(Ha la “pupìtula a la linga” chi non smette mai di parlare).
Fiocco di vecchia ragnatela e simili, piccolo ammasso di lanugine, pennacchietto.
Dall’it. pìppolo (onomatopeico) non senza probabili incroci con bioccolo, buffolo.
Si ricorda tufulus dim. del lat. tufa (pennacchio) come pure il napoletano nìppule (fioccoletto) derivato
dal francese nippes (straccetti).
“Nci su’ fatti li puppuli” = qualcosa che non si adopera da tempo; “puppulu pigliatillu” intercalare con
allitterazione.
Accestire. Dal lat. parlato *porculare (produrre come una scrofa), da porcula (porcella).
Portulaca, erba porcellana; vulva.
Dal lat. portulaca trasformato in porclaca; per l’estensione di significato si ipotizza l’accostamento
a porca o al calabrese purchia (pozzanghera).
Asola. Letteralmente “portella”, “porticina”. (Metaforicamente “vulva”).
Ingannatore. Dall’it. “posta” da cui “appostare”.
Ascesso. Dall’it. “apostema” proveniente dal greco apóstema (ascesso), con aferesi.
Bottega, laboratorio, negozio.
Dal greco apotheke (magazzino).
Bottegaio. V. putìa.
Premere coi pugni (lavorare la pasta); per analogia il pestare/tastare con le zampe anteriori
tipico del gatto.
Da puzu (polso) proveniente dal lat. pulsare (pestare).
Calderotto. E’ l’it. “bolzonetto” (freccia), così detto “perché il lungo manico ricordava la forma di una freccia” (DIDE, 343).
Sporgente (nella locuzione “culu a puzuni” = sedere che si sporge quando si piega il corpo in avanti, anche “culu a l’ariu” = in alto).
Forse dall’it. bolzone (freccia) per designare sporgenza. V. puzunettu.

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