Poco fa; letteralmente “non ha (=è) molto”. Da notare l’uso antico (letterario) di “avere” per “essere”.
Culla. Dal greco náke (culla sospesa, fatta con vello di pecora).
Dondolare. V. naca.
Narice. Dal lat. parlato *nàsica. (idem).
Aspatoio, naspo. (Cfr. l’it. “annaspare”). Dal germanico haspa (aspo). (Rudimentale strumento per avvolgere il filo formandone una matassa, costituito da un ramo con due sporgenze alle estremità, intorno alle quali -con abile movimento del braccio- si effettuava l’avvolgimento).
Ondeggiare. Dal verbo nacà, in forma intensiva. V. naca.
Malandato, poco sviluppato. Si può pensare al greco kakós neótokos (meschino neonato) da kakós tíktein (nascere male) da cuincacagnisci (deperire).
Cappio. Dal lat. capulum (laccio). “Ncacchiu scurrituru”: cappio ricavato dallo stelo di gràlatu (v.) per catturare lucertole; nodo scorsoio.
Poco sviluppato, nanerottolo. Dal greco eg-kamátos (sfinito).
Aizzare il cane. Da “in” + “cane” = “spingere il cane contro, con probabile influsso di ngannà (ingannare) per la forma con doppia n.
Acchiappare. Dal lat. in-capulare (prendere al laccio). Anche nchiappà.
Aggiogare (i buoi). Dal lat. in-capulare (legare). Contrario di scapulà (v.) (liberare, sciogliere). Ncapuzzedda – A cavalcioni sulle spalle. Letteralmente “in capoccetta”.
Ingarbugliare, mescolare alla rinfusa. Dall’it. “ingarbugliare”. Ncaravuogliu è “confusione”, “disordine”.
V. ncapuzzedda. Etimo oscuro. (C’è chi ipotizza una deformazione di “Calvario” per “stare in alto”, “in cima”).
Indovinare, cogliere nel segno; spingere. Dallo spagnolo engarrar (afferrare con gli artigli) da garra (artiglio).
Per il senso di “spingere” l’origine è “carro”: “ncarrà nnanzi” = inseguire minacciosamente.
Premere, spingere. Dal greco egkápto (ingoio, spingo in fondo). “Ncasa ca trasi” = se spingi, entra, penetra.
Far combaciare, calettare. Da cascia (cassa). Uso particolare: “scala ncasciata” (di legno, con tavole ben disposte e comode).
Spingere in una sede, in una cavità per ben sistemare qualcosa. Dal greco katástasis (collocazione), da cui “accatastare” (= formare una catasta). Ncatastà è propriamente “incatastare” ossia collocare dentro. Ncatastu vale “ben sistemato”, senza oscillazioni o cedimenti.
V. ntuzzà.
Accavallato, sovrapposto. Da “cavalcare”. Per i torcicolli e malanni similari la formula recitata dalla massaggiatrice/incantatrice: “stu nièrivu ncavarcatu / scavarcatu lu vulimu”.
Sporcare, imbrattare. Voce onomatopeica. Potrebbe esserci un’eco di cloaca (fogna).
V. acchianà.
Impiastro. Dal greco émplastron, lat. emplastrum (unguento).
Sporcare. Da “chiavica” (cloaca).
Imbastire. Dal lat. inflimare, propriamente infimulare, dal greco phimóo (lego, allaccio).
Donna imbranata. Forse dal greco chelone (tartaruga) – Anche zilogna.
Arrangiare, costruire alla meno peggio. Chi indica un’origine da “ingegnare” + “armare”, chi dal francese charmer (maltrattare, adoperarsi, praticare una lesione).
Incenso. Dal lat. tardo ecclesiastico incensum da incendere (bruciare). “Quant’è bellu lu ncienzu e quant’addura, / binidittu Diu chi l’ha criatu. / A la Pasca nosta alliluia
alliluia, / pìgliati nu casieddu e mittiti a fuji”: desinit in piscem con l’irriverente invito ad appropriarsi di una piccola forma di formaggio e a squagliarsela.
Cominciare, dare inizio, inaugurare. Dal greco egkaínia (feste inaugurali), attraverso il lat. tardo encaeniare (inaugurare).
Bighellonare, girellare. Dal greco bizantino seiékolos (cutrettola, in quanto agita la coda, il deretano). Sembra più probabile il greco egkykléomai (egkyklóo)che vale “giro”, “volgo intorno”, “visito intorno”.
Incensiere. V. ncienzu. L’incensiere “tòcula e caccia fumu”: ondeggiare spargendo fumo è, purtroppo, pratica tutt’altro che infrequente.
Fessura, spazio stretto. Alla base il greco gonía (angolo) e il greco bizantino ánkon (nicchia).
Sopra Dall’it. “coppa” (nuca).
Cominciare a formarsi, avere inizio. Da “creare in”; il contrario è scrijà (V.).
Essere stanco, non avere voglia di fare, di muoversi. Dal lat. increscere (sovrastare, crescere oltre misura) col significato di “opprimere”, “rendere incapace”, “bloccare”.
“Quannu ti ncrisci, tannu ti veni buonu” = quando non ne hai voglia, anche perché stanco, è buon segno: rimettersi in moto garantisce ottimi risultati.
Costringere. V. croccu
In modo incrociato. Locuzione oscura in quanto all’accostamento di “croce” con “noce” spiegabile forse con motivi omoteleutici.
Rimasto crudo, duro, dopo la cottura. Da “in + crudo”, con formazione iterativa che richiama un lat. *crudicare (continuare a essere crudo).
Avvolgere. V. cruogliu.
Indurire. V. a peddi crušca.
Ostinarsi, intestardirsi. Da “coccia” con riferimento alla durezza della testa.
Recipiente per il bucato. V. cuòfinu.
Piegato su se stesso, assai curvo; letteralmente: “pigiato in una cesta”. V. cuòfinu.
Sodo, compatto, massiccio, robusto. Dal lat. in-cuneatus (ben fissato col cuneo, reso saldo).
Fisare un arnese (zappa, scure ecc.) al manico usando il cuneo; aggiustare, riparare. Da cugnulu (v). Contrario: scugnulà (v.).
Teso, rigido. Uso particolare di aggettivo derivato da “corda”. Probabile riferimento alla corda di sveglie ed orologi per la rigidezza.
Nascere e progredire di un processo infettivo interno; rimuginare dentro, agitare dentro di sé senza poter esprimere il disagio. Dal greco eg-kópto (rodo dentro, incido, impedisco).
Bastonare. Da “cotogna” con uso metaforico. Può essere anche riscontrata un’eco di “dare il cottone”, v.cuttuni.
Coperto da uno strato di sporcizia, assai sozzo, da ncuzzichisci. V. cùzzica.
Cullare, dondolare dolcemente, blandire. Voce onomatopeica.
Dialetto; in dialetto. Dal greco diálektos (lingua, dialetto).
Debole, malfermo. Dal greco endotikós (cedevole) da en-dídomi (illanguidisco, mi abbandono).
Agitare, scuotere. Dal lat. intràhere (trascinare) con formazione iterativa, non senza una connotazione onomatopeica.
Siepe, steccato. Dal lat. transtillum (travicello, traversina).
Oscillare. Dall’it. “dringolare” (onomatopeico).
Tracannare, bere a garganella; picchiare (anche ndrummà). Dal lat. in-tumère (essere gonfio) da cui una forma intensiva *intumicare con inserimento rafforzativo della consonante r.
Orobanche, pianta parassita. E’ la voce it. antica “nega” (nega, scaglia) derivante dal lat. naevus (neo).
Nuvola, nebbia. Dal lat. nebula (idem).
Coccio (grasta) riscaldato, avvolto in un panno e applicato su parti del corpo a scopo terapeutico. Dal lat. nebula nel senso di “vapore” che si leva da un corpo riscaldato.
Fecondare (da parte del gallo). Dall’it. “gallare”.
Meschino, poco sviluppato.
Probabilmente dal lat. galla (escrescenza vegetale).
In gergo.
Dal francese antico jergou (cinguettio) con influsso di “germe”.
(Antica irriverente strofa: “Avete fatto bene, compagni, che avete parlato ngermu”).
Cirro, viticcio.
Dal lat. cirrus (ricciolo).
Persona imbranata, donna poco dinamica. Anche ntolla.
Forse dal greco agkýle che vuol dire “anchilosi” (rigidezza nelle articolazioni).
Da segnalare l’it. antico “ciolla” (dal gotico sauljan = contaminare) che indicava una donna vile,
spregevole . Anche ngiòngula.
Divenuto rancido.
Dall’it. “rancido” rafforzato dalla consonante g.
Rancidire (dal lat. rancere).
Sveglio, vispo, vivace.
Part. presente di “grillare” (saltare come un grillo).
Avvolgere, coprire.
Dal lat. circum-volvere (volgere attorno). Cfr. lo spagnolo enrollar (avvolgere).
V. cruogliu.
Lamentarsi, mormorare in tono piagnucoloso.
Probabile formazione onomatopeica su basi latine come crocitare (crocire) = gracchiare
e grunnire(grugnire).
V. gulìju.
Guarire, con riferimento a una grossa ferita.
Dall’it. “ingommare” per “rimettere insieme”, “riattaccare”.
Ingordo. Dal lat. tardo gordus (stolto) con suffisso.
In modo pressante, con costrizione: condizione di chi è alle strette. alle corde.
Dalla locuzione latina angustiarum modo (in maniera costrittiva, in strettezze, in difficoltà).
Cfr. lo spagnolo angostura (strettoia).
Andare a genio, piacere, essere gradito. Dall’it. “in + gozzo” (ingoiare con piacere, gradire).
Annegare. Dal lat. volgare *adnecare (uccidere, soffocare). Ingiunzione al responsabile dell’annegamento nel pozzo di una specie di secchio, timoroso di fare la
stessa fine: “Nècati e fùttiti: la ragatera (v.) vogliu a la casa”.
Nero. Dal lat. niger, nigri, con anaptissi.
Bambinello. Dallo spagnolo niño (piccolo) originato dal greco néos, neanías (nuovo, giovane). Assai usato come nomignolo affettuoso, anche il femminile, viene spesso trasformato in nome proprio.
Fosso per conservare la neve; luogo assai freddo. Da “neviera” derivante dal lat. nix, nivis (neve).
Prima che faccia buio. Da “innanzi” e “notte”.
Poppa. Variante di minna (V.) con assimilazione.
Insaccato di carne suina (di scarto).
Dal francese andouille (salsiccia) derivante dal lat inductilis (idem).
Rudimentale strumento musicale ricavato dalla corazza del granchio. Probabile origine onomatopeica; si potrebbe pensare al lat. ùndula (piccola onda) in considerazione
del monotono suono emesso. Più probabile il lat. in-tinnula (cavità risonante dentro).
Fiocco. Dal longobardo knohha (giuntura, articolazione delle dita). V. cioffa.
Ingrassare.
E’ l’it. “inquartare”.
Sballottamento festoso (nel gioco infantile il festeggiato era afferrato per le
mani e per i piedi e, in posizione più o meno orizzontale, fatto dondolare); sollevamento trionfale.
Dal lat. ecclesiastico in saecula saeculorum (nei secoli dei secoli) che richiama le statue portate in
processione.
Senza fine.
Dal lat. sine fine (idem); nella liturgia della messa: “sine fine dicentes : Sanctus…”.
In grembo. Dal lat. in sinu (in grembo).
Spavaldo, prepotente. Dal lat. insistens (sovrastante, intraprendente).
All’erta, in allarme. Da “in-sorvegliare”.
Incisione, fenditura. Dal germanico takka (segno).
Intendere. Adamento della voce italiana. “Si nni ntenni” = un esperto, uno specialista.
Un poco, una piccola quantità. Dal lat. indìcula (piccoli segni) dim. plur. di index, indicis (segno).
Tocco, guasto. Dal francese entiché (idem).
Donna goffa, ingombrante, che ostacola i movimenti altrui.
Forse dal greco ant-elaýno (avanzo incontro, mi spingo innanzi) o dal greco ant-eiléo (volgo al
contrario), o ancora dal greco antélios (esposto al sole, abbagliato dal sole, intontito).
Frattanto, intanto. Dal lat. intertantum (nel frattempo).
Sciocco, babbeo. Dall’it. “tonto” con suffisso.
Torcia, fiaccola. It. “torcia”.
Carbonchio. Dal greco ántrax (carbonchio, ulcera). Dim. ntraciulidda.
Imbrunire. Da “intra” + “bosco” = nel bosco, verso il buio.
Danno, interesse.
La voce italiana “interesse” (utilità) è intesa anche passivamente, come oggetto di violazione,
danneggiamento, per cui “fa’ ntressu” vuol dire colpire il tornaconto di qualcuno. Fà nel senso di
“colpire”, “distruggere”, “uccidere” non è raro; “l’aggiu fatta”, dice il contadino che ha ammazzato la
vipera.
Ingerirsi, impicciarsi. Dal lat. intricare (imbrogliare) perché tricae = brighe.
Intromettersi, ingerirsi, come un “tredicesimo”, commensale assai poco gradito. Per D’ASCOLI è il candeliere (n. 13 della Smorfia). Letteralmente “in tredici”.
Scuotere. Dal lat. tremitare frequentativo di trèmere (tremare).
Immerso, assorto.
Da un lat. in – transennatus (preso nella rete) con derivazione da transenna o trasenna (trappola, rete).
Interiora, intestini. Dal lat. *internalia (intestini) da interna (idem).
Meretrice. Dal lat. volgare in – torculum (torcia, ossia malafemmina, troia).
Entrata, guadagno. Dal lat. introitus (entrata). Contrario: stròitu.
Inciampare. Dallo spagnolo trompicar, tropezar (idem).
Colpire, assestare un colpo. Dal lat. parlato trusare (urtare). Può essere anche metatesi di nturzà (v.) nel significato di colpire.
Ingarbugliato. V. truzzulusu. Verbo: ntruzzulà. Contrario: struzzulà.
Piegare ordinatamente. Dal longobardo toh (panno, drappo di seta, pezzo).
Camminare a passi spediti. Dall’it. “tocco” (colpo).
Vecchio rimbambito.
E’ l’esatta traduzione dialettale del greco typhogéron (vecchio balordo, barbogio).
Agghindare. Dal francese toilette (propriamente “piccola tela”) indicante l’insieme delle operazioni necessarie per
l’abbigliamento, l’acconciatura, il trucco e simili.
Urtare, inciampare. Da “intoppare” (presente in DANTE), urtare un “toppo” (ceppo), che è derivato dal franco top(piede di albero, tronco).
Attorcigliare (il fieno). V. tòrchianu.
Attorcigliato. Dal lat. in-torquere (attorcigliare), con forma iterativa.
Avvolgere. Dal lat. *tortare (*tortiliare) da torquère (torcere). Nturzà – Fermarsi del cibo nella parte inferiore della gola; avere difficoltà nel digerire; assestare un
colpo. Dal greco thýrsos (tirso, bastone e anche torso, qualcosa di duro). Ntušcà – Avvinazzarsi, ubriacarsi.
V. tošcu.
Tossire. Dal lat. tussire (idem) + prefisso in con valore rafforzativo e forma iterativa (*intussicare).
Intossicare, avvelenare. Dal lat. medievale intoxicare da toxicum (veleno).
Indurire. Da “tosto” derivato dal lat. tostus (disseccato). Anche uso metaforico.
Cozzare, urtare.
Dallo spagnolo tozar (cozzare).
Pimpinella, salvastrella.
Letteralmente “noce pazza” in parte spiegabile in quanto le foglie hanno un aroma di cetriolo e noce
(accompagnavano il pane del campagnolo); circa la “pazzia” non si hanno elementi per chiarirne la
presenza, a meno che non voglia significare “stranezza”, “anomalia”, “irregolarità”.
Novena.
Voce italiana dissimilata con caduta della consonante v.
Nòcciolo, seme di frutto.
Da “nòcciolo” che proviene dal lat. nucleus (gheriglio della noce) derivato da nux, nucis (noce).
Nuvoloso. Dal lat. nubilus (idem). Contrario: sinciru (v.), stillatu.
Sansa, semi di olive schiacciate in seguito a torchiatura. Dal lat. nucleus o nuceus, entrambi derivati da nux, nucis (noce).
Stordito, confuso, intontito. Dal greco seleniázomai (subire il cattivo influsso della luna).
Ammollare in acqua; prelavare i panni.
Di probabile origine araba; si cita il siciliano assammarari, con significato analogo (D’ASCOLI).
Per NIGRO: “Assammarare: far scendere la barca in mare”. Questa accezione si dovrebbe spiegare con
il lat. insinuo in mare (introduco in mare).
Sensale, mediatore.
Dall’arabo simsar, a sua volta dal persiano sapsar (idem).
Treccia (di agli, cipolle ecc.).
Dal lat. sèrere (intrecciare).
Innesto.
Dal lat. insertum da inserere (innestare).
Verbo: nzirtà (lat. insertare = introdurre).
Un po’, un pezzetto.
Dal lat. in signum (in segno, come prova).
Fermare con una zeppa; allegare i denti, allappare.
Dall’it. “zeppa”; i frutti di sapore aspro nzìppanu ossia non consentono di proseguire la masticazione, fermano” i denti.
Cospargere di sego.
Dal lat. sebum (ségo o sévo) il verbo sebare (rivestire di sego). (Si nzivàvanu le scarpe, il pallone di
cuoio, lo spago…).
Con significato metaforico nzivusu (scivoloso, sdrucciolevole), dal lat. sebosus (segoso).
Sugna.
Dal lat. axungia (idem) composto da axis (ruota) e ungere.
Azzoppato.
Da “zoppo” (lat. cloppus forse incrociato con “zanca”), zuoppu. Verbo: nzuppisci.
Filastrocca della mucca azzoppata: “…chi l’ha nzupputa? La varra di la porta”, ricordando chevarra è la
voce spagnola vara (stanga, sbarra) da cui varuni (v.).
Sposarsi, prendere moglie.
Dal lat. tardo in-uxorare (ammogliarsi) derivato da uxor (moglie).
La donna, invece, si mmarita.
“Quanna mamma nzura stu figliu, / chi banchettu ch’âma fà: / ccu nu passaru e nu cardillu, / tutta la
genti âma mmità”: matrimoni da favola.
Insinuare, instillare (pessimi sentimenti).
Dal lat. insufflare (soffiare dentro).
Dare lo zolfo alle viti.
V. zùrfaru.
Accesso, attacco, insorgere improvviso e violento di un fenomeno morboso.
Dal lat. insultus (attacco) formato dain-salio (salto su, calpesto).

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