Magari.
Dal greco makári, forma bizantina dell’aggettivo makários (felice); per lo più nella forma “a lu
mmacaru!”.
Maccherone.
Forse dal greco makár (beato) perché in origine cibo consumato nei banchetti funebri.
Da altri si propone una derivazione da macco (minestra o polenta).
Molte le espressioni metaforiche: “maccaruni senza pirtusu” = persona rigida ed insipida; “maccaruni”:
sciocco; moccio; riferimenti specifici: “maccaruni di casa”, “chjini”, “maccarunata”, “maccarunaru”,
“maccaruni di zita”, “maccaruni e carni” (accoppiata del classico banchetto, tanto ambita quanto rara).
Maccaturu, muccaturu – Fazzoletto.
Dal catalano mocador (idem).
Boscaglia. Dal lat. macula (macchia), con estensione di significato: “piante che formano una chiazza di colore
diverso”.
V. mocciu.
Inganno, tranello , raggiro.
Dal lat. machinatio (artificio, macchinazione); notare il greco machlikós(dissoluto). Il
sinonimomachiuvedda risente di “machiavello” (astuzia spregiudicata).
Strega.
Dal lat. magus (sacerdote persiano) tratto dal greco mágos a sua volta derivato dal persianomagush.
Il suffisso -ra si può spiegare con la sovrapposizione di “megera” (una delle tre Furie).
Castrare.
Dal lat.*malleare (colpire col martello, rendere molle). BOCCACCIO (Dec. VIII, 10): “ben magliate”
(legate strette): si affaccia l’ipotesi di “maglia” come intreccio di filati e si può pensare alla castrazione
per legamento.
Assai diffusa l’espressione “magliatu crapinu”.
Maglio.
Dal lat. malleus (martello, maglio).
“Capu di magliu” = testa dura.
Maglione; sarmento di vite, magliuolo.
Accrescitivo di “maglia” il primo; dal lat. malleolus (martelletto), il secondo.
“Di la vita [vite] piglia lu magliuni: com’è la mamma accussì è la figliula” = determinismo rigido.
Prurito.
Da “mangiare”, avendo presente la deviazione semantica verso attività come “eccitare”, “stimolare”
legate all’atto del mangiare. Dal lat. mandare, manducare, francese antico mangier.
Molte le espressioni “deviate”: “Lu ggranu si mangia” (è divorato da insetti); “Ti mangia la capu” (ti
prude la testa), e consimili, spesso riferiti a organi genitali, sedi privilegiate di pruriti.
Propriamente magnascione deriva da manducatio, manducationis (masticazione).
Placidamente, senza fretta.
Dal lat. magnus (grande, grosso, solenne).
Maggese.
Da “maggio” per il fatto che in questo mese si svolgevano i lavori sul terreno povero tenuto a riposo.
(Maju è mese presente in numerosi proverbi: “Nun mori, ciucciu miu, prima di maju: ti vogliu fà
abbuttà d’eriva nova”; “finu a maju, tieni com’hai” ossia maniteni i vestiti pesanti).
Maggiorana.
Gli studiosi sono divisi: dal lat. medievale maiorana oppure dal greco amárakos, lat. amaracum(idem).
Umore dannoso, sostanza tossica che determina stati morbosi, da espellere con mezzi
risoluti.
E’ l’it. “mal umore” dal lat. (h)umère = essere umido.
Cattivo soggetto, malandrino.
Da “malo” + “bigotto”, tenendo presente che il francese bigot aveva in origine senso dispregiativo: così
infatti erano indicati i Normanni per il loro intercalare bi God (per Dio).
Scaltro, astuto, per nulla ingenuo.
Da “cavare” col significato di “preparare”, “predisporre” + “male”, inteso in senso dinamico: “costruito
per il male”.
“Zicu e malicavatu” = piccolo e già pronto per compiere azioni malvagie.
Sofferenza, tribolazione, miseria, stento, privazione.
Alla base non solo il lat. mala patientia (dura sofferenza) ma anche mali patientia (patimento del
male).
Malipatutu indica individuo che ha sofferto e perciò macilento, malridotto, emaciato.
Come aggettivo malu entra in numerosi composti:
mala pidata(cattivo passo), mala nuttata, malafimmina, mala firtuna, mala capu (delinquente),mala
annumminata (cattiva fama), malu grimìtu (aspetto malvagio, brutto ceffo, dal gotico *grimmita = che
fa paura).
Tordo.
Dal francese mauvis (idem).
“Malivizzu piscataru”: tipo di tordo.
Nonna. Dal francese grand-mère, grand-maman (idem).
Eccessivamente attaccato ala mamma, mammista.
Derivato da “mamma” con suffisso di relazione.
Persona tonda e ingombrante, corpulenta.
La derivazione dalla statua di Mavorzio o del vescovo Timoteo viene ritenuta inesatta, considerando
invece giusta l’equivalenza con “bamboccio” (DIDE, 266).
Sinistro; esposto a nord.
Dal lat. mancus (difettoso, imperfetto) passato a indicare la mano sinistra ritenuta debole, poco adatta.
Terra esposta a nord. V. mancinu.
Gramola per lino, arnese per triturare gli steli secchi del lino.
Dal greco mágganon (macchina bellica).
Voglia irresistibile di mangiare, nell’espressione ironica “frevi mangiaredda”
(febbre mangiarella) che non è uno stato patologico quanto piuttosto un acuto bisogno di cibo.
Dall’it. “mangiare”.
Mangone, collare del maiale: triangolo di legno messo al collo del maiale per impedirgli di
penetrare, attraverso buchi della siepe, nei campi e negli orti.
Secondo RACIOPPI (p. 326) dal greco mágganon (ordigno); CANTALUPO (Toponomastica, p. 65) invece
sostiene una derivazione dal lat. medievale mancus (tronco).
Da parte nostra riteniamo accettabile un’alterazione di “moncone” (incrocio di “manco” e truncus) per
la forma dei pezzi di legno dello speciale triangolo.
Maneggiare, usare, gestire; palpare. Da “mano”.
Mandare; fare richiesta di fidanzamento, dichiarazione d’amore, per il tramite di
ambasciatore/trice.
Da “mandare” (lat. mandare = affidare).
Coperta.
Dallo spagnolo manta (idem).
Sbatacchiare.
Denominale da “mantice” con richiamo del movimento relativo.
Sgualcire, spiegazzare, ridurre a straccio un tessuto.
V. mappina.
Straccio.
Diminutivo del lat. mappa (tovagliolo).
Medaglia.
Dal lat. volgare *medialia da medius (propriamente “mezzo denaro” ).
Da notare il rotacismo e l’assimilazione vocalica regressiva.
Spauracchio (Marco Aurelio).
Notevole il particolare uso del nome Marco nei composti: marcantòniu, marcòffiu (Marcolfo);
quest’ultimo, di origine germanica, indica una figura umana che si scorgerebbe nella luna ( “marcoffiu
nta la luna” ).
Mestruo.
Secondo il DIDE (p.271) da un antico “marca” (donna); per D’ASCOLI dal francese
gergale marquisda marquer (marcare).
Pus, materia suppurativa.
Dal lat. marcère (marcire).
Figura o macchia lunare. V. marc’alèriu.
Farfoso, che parla col naso otturato (Napoletano: chiarchiuso).
Dal lat. forfex (forbici; per metafora: froge); quindi “muco”, “moccioso”, “persona che parla come uno
che ha il naso intasato”.
Gioco di carte. Dal francese mariage (matrimonio) in quanto nel gioco si valuta l’accoppiamento di due figure (cavallo e re).
Marmo. Dal lat. marmor, marmoris con assimilazione vocalica progressiva.
Mescolanza di rifiuti, rimasugli.
Dall’arabo maharran (cosa proibita); greco marasmós (marasma); lat. materiamen (resti raccolti con la
marra); provenzale mairan, francese antico merrien, merrein.
Malandrino, ladro. Due le spiegazioni: dal lat. tardo *branca (zampa) oppure dall’arabo maharran (cosa proibita).
Involtino. Dallo spagnolo marron (pietra) tratto da un lat. medievale marro (castagna) facente capo a un
mediterraneo marra (mucchio).
Abbattuto, ripiegato su se stesso. V. marru.
Freno di calesse o di carro in genere. Dall’it. “martello” (per la forma).
Martire. Voce italiana con cambio di liquida.
Povero, infelice.
Dal greco á-moros (misero). Il DI (p. 850) indica il greco mayros (nero, povero).
Forme frequenti: “maru mi”, “mari nui”; lo strambotto: “Maru chi cadi nterra e circa aiutu!/ La genti
passa e tòcula la capu”.
Lumaca. Dal greco malákion (mollusco); lat. tardo maruca (idem).
Basilico. Dal greco basilikón = (erba) regia. La m iniziale è forse originata da un accostamento paretimologico a
“misericordia”, tenuto anche conto che scambi tra v e m non sono infrequenti.
Ascella.
Dal greco maschále (idem) con apocope.
Pettinatura maschile (capelli lunghi pettinati all’indietro senza scriminatura).
Da “Mascagni”, il noto musicista che adottava tale pettinatura.
Serratura, toppa.
Dal lat. masculus (virile), per la funzione connessa all’aprire, attribuita alla chiave che entra nelle
toppa.
Di sesso incerto.
Dal lat. mas (maschio) il dim. masculus (masculu): letteralmente è “mascolinizzato”; ma nell’uso ha
funzione terzista (“fìmmini, uòmmini e masculiati”, maschili, femminili e neutri).
Più o meno.
Spagnolismo (más o menos).
Ateo, irreligioso.
Dall’agg. it. “massonico”.
Mastro poco abile, di second’ordine.
Dim. di mastu (maestro), a cui è concesso ogni privilegio:
“lu mastu accunza e guasta”, mentre – per motivi di convenienza economica – “chiddu ch’haj a dà a
mastricchiu, dallu a mastruni”, diffidando delle mezze calzette.
Trappola per topi.
Dal lat. tardo mustricola (mus = topo, trico = creo difficoltà), con accostamento paretimologico a
“mastro”.
Persona dedita a una frenetica attività di montaggio/smontaggio, riparazione,
aggiustamento di arnesi, congegni, macchinari.
D’ASCOLI riporta il nome di un certo Giorgio Cattaneo, “mastro di pazzi”, infermiere nel ‘500 presso
l’ospedale degli Incurabili, escogitatore di ingegnosi ed efficaci metodi terapeutici.
Batacchio; individuo tozzo. Voce italiana con cambio della consonante iniziale. Dal lat. *batuaculum = arnese per battere.
Madia.
Dal greco máktra (idem).
Materiale (sostantivo e aggettivo).
Dal lat. tardo materialis da materia, con sincope.
Matrigna.
Dal lat. tardo matrigna (idem).
Involto, fagotto.
Dal lat involutum (avvolto) con influsso del greco mátto (impasto).
D’ASCOLI segnala tracce del lat. matteola (mazza) donde l’it. “mazzo” (insieme di oggetti simili).
Sasso, pietra di riempitivo in muratura.
Da “ammazzacani” che – con “ammazzagatti” – nel ‘500 fu denominazione di una pistola a canna corta.
Si ricorda anche lo spagnolo matacan (veleno per ammazzare cani, grossa doppietta) (D’ASCOLI).
Metaforicamente: “rigido”, “tozzo” (detto di uomo).
Denso, pesante (detto di vino).
Dall’it. antico “màzzero” originato dal greco mázeros < máza (massa, mucchio), non senza il richiamo
dell’arabo ma’sara (pietra pesante, pressa).
Masticare.
Dal greco masticháo (digrigno i denti) incrociato con masáomai (mastico), lat. tardo masticare(idem).
Fascio; deretano.
Per il 1° significato l’origine è dal lat. *matta (mazza), mentre per D’ASCOLI è un lat. medievalemacius;
per il 2°, il lat. *mattea, *mattia (intestini).
Mescolanza truffaldina di carte da gioco a scopo di barare.
Da “mazzo” con alterazione alludente all’imbroglio (anche pacchettu).
Gioco di carte corrispondente a quello denominato “asso pigliatutto” o “asso mariuolo”.
Voce espressiva indicante fanghiglia, inganno, imbroglio, cosa poco pulita; nel caso specifico potrebbe
significare assenza di razionalità, arruffata casualità di un gioco fatto per competitori di scarsa
levatura.
“Ma và joca a lu mbacchiu!”.
null
Affaccendato, intensamente occupato.
Letteralmente “in faccende”.
Riempire di bava, sbrodolare.
Dall’it. bava, “bavoso” (lat. *baba, voce onomatopeica).
V. vavijà.
Imbottire. Alla base è il lat. imbutum (riempito) da cui è derivato un verbo come *imbutuare, su cui ha influito il
lat. tardo (VI sec., secondo DEVOTO) buttis (vasetto).
Imbottitura.
(Cibi consueti: milugnani, piparuoli, patani, cunigli “mbittunati”).
Ombra. (Col significato di “fata”, “fantasma” è presenza rara e di chiara origine partenopea).
Dal lat. meridiana (ora, od ombra del meriggio).
Anche “raggio di sole riflesso in uno specchio” (“faci la mbriana” gioca, abbaglia con lo specchietto).
Intromettersi, impicciarsi.
Più che al semplice mpittularsi (ficcarsi nella pìttula) – come spiega D’ASCOLI – si deve risalire
aimbrigarsi incrociato con pìttula (V.).
Scaglia, festuca, fuscello, frammento.
Forse incrocio del lat. bruscum (bruscolo) con il francese brouiller (mescolare). Si tratta sempre di un
corpo estraneo che turba un certo ordine.
Voltolarsi per terra, imbrattarsi, insudiciarsi.
Dal greco proskynéo (prostrarsi); altra ipotesi: porcus (maiale).
Imboccare. Da “bocca”. V. mmuccà.
Bolla, pustola.
Dal lat. bulla (idem).
Mandorla/o.
Dal lat. dei glossari amiddula, amandula con derivazione dal greco amigdále (idem).
“Mènnula fiuruta” = mandorlo in fiore.
Mezz’ora (tempo per colloqui amorosi). Unità di misura – peraltro approssimativa piuttosto
parca per incontri amorosi d’altri tempi.
Uomo di bassa statura e di scarse capacità.
Letteralmente “mezza sega”.
Mezzo, veicolo; denaro, averi.
Dal lat. medium (che sta in mezzo, collegamento tra persone o cose, tra bisogni e soddisfazioni).
“Mitti menzu” = adoperarsi.
Quasi calvo, a partire dalla fronte ampia.
Dal francese mêche (stoppino, lucignolo). La metafora luminosa sulla calvizie è presente anche nella
voce lampiuni indicante “cranio pelato nella parte centrale” (grossa chjìrica).
Pagliaio (cumulo di paglia a forma di cono intorno a un palo). Dal lat. meta (cono). E’ l’esatto equivalente di pèdana (V.).
Stoppino. Dal francese mêche (miccia, stoppino) attraverso lo spagnolo mecha (idem). Usato anche il
dim.micciarièddu col significato di “fiammifero”.
Da uno strambotto:
“La donna prima di si mmarità / si mitti mpumu cchiù di na pagliera. / Quanna s’è mmaritata, cchiù
nun mali, / nun sapi fà lu micciu a la lumera”.
Lenticchia. Dal lat. miccula dim. di mica (briciola).
Parte interna di vertigine dei capelli, quasi una piccola tonsura. Forma diminutiva dal greco mychós (fondo, seno, interno).
Metà. Dal lat. medius (medio, mezzo). Femminile: menza. “Rienzu, nu pani e nu mienzu”: uno dei tanti esempi di gioco onomastico. Mmienzu = “in mezzo”.
Bersaglio; impronta.
Dal germanico merken, francone merkjan (segno). (Miercu come “bersaglio” era una pietra che
nascondeva figurine, bottoni ecc. da conquistare colpendo giusto con una straccia (v.).
Tasso; contusione.
Dal lat. melonea [bestia] da meles (tasso, martora); per il significato relativo a “contusione”, “lividura”,
dal greco melanía (sostanza scura) da mélas (nero).
Melanzana. Con le numerose varianti: mulignana, milugnama, minugnama.
Dall’arabo badingian incrociato con “mela”.
Uso metaforico: “bernoccolo”, “tumefazione traumatica”.
Gettare, lanciare, tirare, assestare.
Dal lat. tardo minare (spingere, propriamente spingere un animale minacciosamente, in quanto il lat.
classico minari vuol dire minacciare).
“A Santa Catarina ogni lavinaru acqua mina”.
Piano piano, senza fretta. Constatazione di situazione tranquilla, placida, calma.
Potrebbe trattarsi di un ironico “mena-mena” (datti da fare).
Mentastro (erba del genere Mentha).
Dal lat. mentastrum con probabile incrocio fonetico con minchia (lat. mentula = membro virile).
Donna magra e ossuta.
Dall’it. “micragna” (ristrettezza, avarizia) che è modellato sul lat. hemicrania (emicrania).
Tetta. Dal lat. parlato *minna (poppa). La variante nnenna si è formata per assimilazione. Da notare il
lat.minae (sporgenze), che peraltro non sembra porre problemi di affinità etimologiche.
Vendetta.
Dal lat. vindicta (idem). Per v/m v. Rohlfs (I, 167).
Debole, macilento.
Dal lat. minutus (piccolo, meschino) con influsso del verbo minuere (indebolire, menomare). Cfr. anche
il francese menu (meno). “Mìnuu di saluta” = di poca salute.
Pezzetti di maccheroni di varia specie.
Dal lat. tardo minutalia da minutalis (minuto).
Mediano.
Dal lat. medianus (di mezzo). Da notare minzanella (tavola di media grandezza usata in muratura)
e minzettu (unità di misura equivalente a mezzo tomolo).
Osservare, esaminare attentamente il cuoio capelluto per individuare l’eventuale presenza di
parassiti.
Dallo spagnolo mirar (guardare, controllare) tratto dal lat. mirari (ammirare e nel lat. tardo
“guardare”). Anche nell’it. antico è assai frequente “mirare” per “guardare”.
Galbulo, bacca di cipresso; varietà di erba.
Dal lat. mercurialis (di Mercurio), per le proprietà medicinali contenute. (In botanica il
genereMercurialis comprende varie specie di piante).
Capricci. Da “emorroidi” con accezione metaforica. Dal greco aimorroïs, aimorroídos, nota e fastidiosa affezione.
Tovaglia da tavola.
Dal lat. mensalis (relativo a tavola, a mensa).
Miscuglio, mescolanza di entità eterogenee.
Dal lat. volgare miscella (cose miste); da tener presente anche il lat. volg. misculare (mischiare).
Mescolanza di farine varie (grano, segale, orzo…).
Dal lat. mixtura (mistura) con significato ristretto alle farine mescolate.
Unità di misura consistente in recipiente, stecca od altro.
Dal lat. mensura con alterazione diminutiva.
Mozzone, mozzicone; pezzo.
Dal lat. *mutius forse da mutilare. V. muzzu (1).
Imbasciata.
Dal provenzale ambaissada derivato dal lat. medievale ambactia (servizio) di origine germanica.
“Ppi mmasciata fatta” = per comunicazione ufficiale.
Mescolare, mischiare; contagiare.
Dal lat. volgare – presente anche nel lat. medievale – *misculare derivato da miscère (mescolare).
“Ti mmiscu la zilla?” = hai forse paura che possa contagiarti?
Confusione, mescolanza.
Forma reduplicata di “mischiare” con cambio di iniziale (D’ASCOLI); di origine francese (XII sec.):
es. pesle – mesle (DIDE, 282).
Ammuffire. Dal greco mýches (fungo) da cui un lat. parlato *muca (muffa) che ha dato luogo al verbo muceo(sono
ammuffito).
Imboccare; credere con facilità, accettare acriticamente ogni notizia.
Dal lat. bucca. Cfr. l’it. “imboccare”.
Recipiente di terracotta dal collo stretto.
Dal greco bombýlion (vaso gorgogliante), avendo presente che bómbos vuol dire “rombo”, “ronzio”.
Dim. mmummulieddu.
Imbottare, mettere il vino nella botte.
Da “botte”.
Ora, subito.
Dal lat. modo (idem) con apocope. Anche reduplicato (mò-mò). Anche mù.
Proprio così, giusto, a proposito. Intercalare ricorrente (“ora ci vuole”).
Spauracchio, spaventapasseri, persona mostruosa.
Dallo spagnolo mocho (rapato, rasato).
Monaco; ventola; sostegno girevole per la catena del focolare.
Dal greco monachós (solitario).
Inula viscosa (V. grižža).
Dal greco amórge, che designa propriamente una punta di lino fine.
Morso, freno di cavallo.
Dal lat.morsus, part. passato di mordeo (mordere, stringere). Da altri si risale al lat. murex (duro).
Mossa, gesto aggraziato, lezioso; smorfietta.
Il suffisso derivativo -ita è presente in molti deverbali sdruccioli di origine
latina: chiòppita(pioggia), vìppita (bevuta), scòssita (scossa), rènnita (rendita), vìnnita (vendita), nàscit
a, crìscita; forse sìccita (siccità) si è foneticamente modellata su deverbali del genere.
Trombosi, colpo apoplettico.
Dall’it. “moto” col significato di movimento, colpo improvviso.
Impazzire. Da questa voce italiana. Part. pass. mpacciutu.
Avvinazzarsi, ubriacarsi.
Da pagliošca (paglia minuta): difficile risalire all’origine della metafora (“cadere spinto nella paglia”
ossia crollare per sfinitezza o “voltolarsi nella paglia” per estri suggeriti dal vino?).
Mettere pali a sostegno; lavorare con la pala.
Alla base le voci latine palus (palo) e pala (pala) aventi in comune il significato di qualcosa “che si
affonda nel terreno”. Cfr. l’it. “impalare”.
Stordito, rimbecillito. Dall’it. “pàmpino”. Altra metafora di difficile decifrazione: forse è da collegarsi con la locuzione “andare in pampini”
riferita a vite con molte foglie e niente frutto; quindi “essere inconcludente”, “avere apparenza senza sostanza”.
Rassomiglianza.
Dal greco phanteís derivante da phaíno (appaio) (RACIOPPI, 325).
Coprire appena con materiale molle. Dall’it. “pappa”.
Imparare; insegnare. Dal lat. *imparare (procacciarsi una informazione). “Nisciuni nasci mparatu” = nessuno ha la scienza innata.
Impastoiare. Voce italiana (adattata) che proviene dal lat. tardo pastoria avente attinenza con “pascolo”
Intromettersi; dar fastidio. Dal francese antico empechier derivato dal lat. tardo impedicare (prendere al laccio). Il part.
pass.mpicciàtu vuol dire “trattenuto”, “occupato”.
Permaloso, fastidioso, impiccioso. Dall’it. “impiccio”. V. mpiccià. Forma iterativa.
Fastidio, intrigo, guaio. V. mpiccià.
Legare alla buona.
Dal lat. tardo impedicare da pedica (pastoia, laccio). “Mpidicatu ccu li fringi” (legato con rami di ginestra) indica una legatura sommaria e poco resistente e, metaforicamente, una situazione assai
precaria.
Essere fermo “ai piedi del pero”, non procedere, non avanzare.
Tomaia. Dal francese empeigne (idem).
Semiasciutto, un po’ bagnato.
D’ASCOLI cita i verbi pelugar (provenzale), pellucar (catalano) e pellicar (spagnolo), che significano
“spilluzzicare”, per cui il napoletano pellecchià (piovigginare).
A stento, appena, con sforzo. Locuzione equivalente a “sul filo del respiro”.
Urtare, picchiare contro. Dal lat. impingere (andare a sbattere).
Indurito (detto di pane assai secco). Evidente il riferimento a “ferro”. Quanto al cambio f/p: mpirmieri (infermiere), mpamità(infamità), mpiernu (inferno), mpettu (infetto) ecc.
Atto dell’incespicare, inciampare a causa di un ostacolo (“pertica”) che si frappone. Nel senso di “inclinarsi su un fianco” si deve risalire al lat. *inverticare frequentativo
di invertere(rovesciare).
Pigiato, stipato, costretto.
Da pisaturu (pestello) che designa lo strumento indicato dalla voce latina pisatio (pressare e pestare).
Infilare.
Dalla base *pints designante oggetti appuntiti. V. pìzzulu, appizzà; pizza indica anche il membro virile.
Sull’orlo, sull’estremità. Locuz. avverbiale che, secondo RACIOPPI (327), deriva dal greco péza (orlo). Potrebbe anche intendersi “sulla punta” e rientrare nei derivati dalla base *pints.
V. pìzzulu.
Finito, nascosto tra le frasche. E’ l’it. “infrascato”. V. mpirratu.
Ingravidare. Dal lat. tardo impraegnare (idem) V. prena.
In agguato, appostamento. Dall’it. “in posto”.
Raggirare, imbrogliare. “Dalla voce gergale proso = deretano” (D’ASCOLI). Mprusatura è pertanto “raggiro”, “fregatura”.
Riscaldare, aizzare, istigare. Da “in” + “fuoco”.
Eccitare, spingere, stimolare. Dall’it. “fumo”, considerando che l’operazione di affumicatura era compiuta per mettere in fuga, scacciare insetti e altri animali.
Bagnare. Dal lat. infundere (versare su, bagnare).
Puntellare, fermare, intestardirsi; dare il nome di un avo a un discendente (normalmente a essere mpuntatu era il nonno, secondo la legge della papponimia).
Da “punta”.
Bollire stentatamente. Dal lat. parlato pausitare da pausare (fare pausa, procedere con soste).
Imbucare; star saldo, ben fermo.
“Impostare” per “imbucare” richiama “posta” (ufficio postale); “stare ben fermo” discende dapósto (part. pass. di “porre”) nel senso di “mantenere la posizione”.
Raggomitolato, rannicchiato, come costretto in un puzuni (recipiente) o in un buco (lat. puteum).
Mollica. Da una forma del lat. volgare *mollica derivante da mollis (morbido, tenero). “Comu ti piaci la scorza, t’ha dda piaci la muddica”.
Ammollire. Da “molle” (lat. mollis), muoddu (contrario di tuostu); *molleare (ammorbidire). Il verbo descriveva soprattutto lo sforzo del bambino e del vecchio alle prese con cibi duri da
ammorbidire con sforzi tenaci.
Involtino fatto con intestini di capretto.
Dal lat. involiare (avvolgere) un sostantivo con alterazione diminutiva (*involiatillum), come la forma ammugliatieddu e il verbo ammugliá (v.) confermano.
Bastardo, meticcio. L’it. “mulatto” proviene dallo spagnolo mulato derivato da mulo in quanto ibrido. Muniglia – Mondiglia, rifiuti, residui minuti. Dal lat. mundiliae (scorie) deverbale da mundare (pulire).
Sbucciare; ripulire. Dal lat. tardo mundare da mundus (pulito). In particolare “munnà (granu)” = ripulire le piantine di grano estirpando le erbacce.
Scopa per pulire il forno, spazzaforno, fruciandolo. Dal lat. mundulus (alquanto pulito) da mundare (pulire).
Mucchio. Dallo spagnolo monton (idem).
Cumulo, monticello.
E’ da presupporre un diminutivo latino *monticulus o *monticellus da cui il francese
antico moncel(monticello) giunto a noi per il tramite dei Normanni.
Muro a secco. Dal lat. muralia, *muranea (opere murarie).
Masso, pietra di grosse dimensioni, complesso roccioso. Dal lat. murex, muricis (murice, sasso aguzzo, roccia).
Cumulo di pietre. Dal lat. murex, muricis (roccia) un aggettivo *muricinus (relativo a roccia).
Mora. Dal lat. morum (frutto del gelso). Bisdrucciola assai rara, si presenta come diminutivo (*morula, *morìula) con inserimento della gcome
rinforzo a garanzia della vocale come, per es., in fùriga (v.).
Frotta; morra (o mora), gioco popolare. Dalla voce di origine preromana “mora” (cumulo, ammasso di pietre), da cui un lat. *murra(gregge);
quanto al gioco, si può ricordare il francese maurre, anche se permangono incertezze.
Che si spegne facilmente, detto di legna che non brucia bene.
Dal lat. mortacinus (di morto).
“Umida di bosco la legna mortacina” (SINISGALLI, “Pasqua 1952″, in La vigna vecchia, 1956).
Mortaio, recipiente dove si pestano alimenti.
Dal lat. mortarium (idem).
Mosca; zitto! Dal lat. musca (idem). L’invito a tenere la bocca chiusa espresso con musca!può essere legato a “non sentire volare una mosca” o al pericolo di ingoiare una mosca parlando troppo.
Procedere lentamente, svogliatamente.
V. musciumatteu.
Recipiente di terracotta piuttosto grande.
Dal lat. *miscitorium tratto da miscère (versare).
Pigro, tardo, lento.
Voce composta da musciu (lat. musteus = novello) + “Matteo”, nome proprio che – incrociato con
“matto” – ha assunto il significato di “sciocco”, “tardo”, “stupido”.
Òmero. Dal lat. musculus (muscolo), con apocope.
Uncinetto di ferro posto in cima al fuso per agganciare il filo.
Dal lat. hamuscula dimin. di hamus (uncino), con aferesi.
Mostrare broncio, rifiuto, dare segno di poco gradimento. Da mussu (muso) che denota “broncio” come in italiano.
Mustacchio, baffo.
Dal greco medievale moustaki tratto dal classico mýstax (labbro superiore).
“Ccu li mustazzi”: gradimento da leccarsi i baffi.
Mostacciolo: dolce confezionato in origine con farina, miele e mosto.
Dal lat. mustaceus (relativo a mosto) con alterazione diminutiva.
Coperta imbottita. Dal lat. imbuere (riempire, imbottire).
Muto; imbuto. Nel primo significato si risale al lat. mutus (muto), nel secondo al lat. imbutus (imbevuto, riempito).
Latticinio tipico. Dall’it. “mozza”, cacio contenuto in una vescica stretta a metà, come “mozzata”, da una legatura di
giunco. La sofficità del prodotto ha determinato il significato traslato di “persona inetta”, “incapace”.
Mordere; prudere. Dal lat. tardo *morsicare derivato da morsus part. passato di mordère (mordere). Per il significato di “prudere” v. mangià.
Boccone. Anche muorsu e muzzicata. V. muzzicà.
Mozzato, tronco. Dal lat. *mutius forse affine a mutilus (mózzo). Il dim. muzzettu vale “bassotto”, “nanerottolo”. Filastrocca dedicata alla chiocciola: “Caccia caccia corni / veni màmmita e t’incorna / e t’incorna nta nu puzzu: / puozzi fà nu figliu muzzu”.
Quantità di merce da acquistare/vendere senza pesarla, valutata ad occhio. Trattandosi di merce ammucchiata, si dovrebbe risalire al lat. mutulus (pietra sporgente, mensola,
risalto del muro). “Facimu unu muzzu” = facciamo un solo blocco.

 

 

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