Tagliatella.
Dal greco láganon (sfoglia).
Matterello, bastone per fare le làgane (v.).
Lama; pantano.
Per il primo significato si risale al lat. lamina attraverso il francese lame (lama); per il secondo al
lat. lama (palude, pantano), presente nel toponimo Išchi-llami, località alla destra del fiume Bussento, in
agro di Torre Orsaia.
Copertura a volta (di camera).
Dal greco tardo lámia (aperture, voragini).
Lo strambotto: “Càrciri fattu a lamia senza travi”.
Donna imbranata, tarda, grave.
Dal greco lampene (carro, cosa ingombrante) o dal lat. lampas plena (lucerna pesante, grosso candelabro):
permane qualche dubbio.
Anfora di terracotta con due manici e bocca larga.
Dal lat. lanx (*lancella, dim.) = piattino + lagoena = brocca, bottiglia.
Diminutivo: lancidduzzu.
Landone: collare per maiali a impedirne l’ingresso in terreni coltivati.
Dal lat. medievale lando, landonis forse derivato da lamna (lamina, piastra).
Allentato, non stretto.
V. allascà.
Vetro (di finestre e simili): uso regionale.
Etimo incerto: si suppone un lat. lastra.
Linterno, alaterno (arbusto sempreverde: Rhamnus alaternus).
Dal lat. alaternus (idem), con aferesi.
Serpe lattara: attirata dal latte; incubo delle mamme contadine costrette a portare nei campi i
figlioletti lattanti, anche a seguito di paurose leggende. Rettile di incerta identificazione.
Dall’it. latteruolo (relativo a latte).
Loda dopo la conclusione.
Latinismo di qualche massima esprimente la correttezza di “parlà quanna tuorni da lu mmulinu”.
Lavatoio.
Dal lat. lavandària (panni da lavare), passato a significare l’impianto per la lavatura.
Da notare il suffisso -aru presente
in campanaru (campanile), vuttaru (cantina), cuddaru(collare), lavinaru (v.).
Moina, smorfiosità.
Dal lat. labia (labbro) nel senso di “volto atteggiato a compiacere”.
Scolo di acque piovane in luogo ripido.
Dal lat. labina (frana, caduta).
Torrente, canale piuttosto profondo.
V. lavina.
Lacerare, graffiare, piagare.
Da “Lazzaro” il lebbroso (o da “Lazzaro” di Betania), personaggi del Vangelo che richiamano immagini di
pietà e di morte.
Gigaro.
Incontro tra arum (nome latino della pianta) e un elemento del sostrato o dei sostrati, trattandosi di relitto
prelatino di area mediterranea.
Cfr. il calabrese aužàru.
Leggere.
Dal greco légo, lat. lègere (raccogliere, dire).
“Leggi e scrivi”, binomio della persona istruita, anche come sostantivo: “lu lleggi e scrivi” = l’istruzione.
Striscia di terra. Dal lat. medievale lentia (idem).
Lepre. Dal lat. lepus, leporis (idem).
“Vutà lu lèparu” = compiere un’impresa impossibile; “ccu lu pedi a lèparu” = avere gran fretta.
Sdolcinato. Dal lat. lepidus (grazioso, spiritoso).
Ribrezzo, amarezza, afflizione, frustrazione dolorosa, acuta sensazione di impotenza,
impossibilità di soddisfare bisogni profondi, come aiutare un familiare in difficoltà.
It. “ribrezzo”.
Chiavistello. Dal francese loquet che discende dall’inglese antico loc (chiavistello).
Goloso. Dall’it. “leccare”.
Leggero. Dal lat. levis (idem) con influsso del francese antico legier.
“Sù jutu lieggiu” = ho mangiato poco.
Magro.
Dal lat. lentus (flessibile, e, quindi, sottile, tenue).
“Lientu (o dijunu) com’a n’acu”.
Femminile: lènta.
Allegare i denti; legare il lino (dopo averlo sradicato).
Dal lat. ligare (legare, stringere insieme). Quanto all’operazione relativa al lino v. dècumu.
Légge. Dal lat. lex, legis (idem). “Li fissa l’aduma la liggi” = i prepotenti sono domati dalla legge: fiducia nel sistema giuridico penale; “ti
fazzu vidi la facci di la liggi” = ti trascino davanti al giudice, ti denuncio. “Omu di liggi” = il carabiniere.
Registro. Dal lat. regesta (idem). ROHLFS (I, 333) cita un antico italiano “legistro”. Sul cambio della liquida iniziale si può pensare a un influsso di liggi (legge).
Mostro, essere dall’aspetto feroce e terribile.
Dall’it. “negromante”.
Per l’iniziale v. alimali per “animale”, lòtanu (v.) per “monotono”.
Legno. Dal lat. lignum (legno, legna).
Plurale: lìguna.
Confine, limite; segno di confine (pietra o altro). Dal lat. limes, limitis (confine). Per disprezzare un professionista: “ngignieri di li lìmmiti”.
Lèndine (uovo del pidocchio umano). Dal lat. lens, lendinis (idem).
Orbettino. Nella leggenda la probabile spiegazione della locuzione “lingua di cane”.
Orbettino.
Letteralmente “lingua di bue” originata da qualche leggenda.
Muschio (più corretto: musco).
Dal greco lípos (grasso, adipe), con influsso del lat. lippus (cisposo).
Di lepre. Detto del coniglio per la rassomiglianza alla lepre (cunigliu liprinu). Dal lat. leporinus (relativo a lepre), con sincope.
Scarica di percosse, bòtte. Dal gergo dei giocatori di tressette “liscio e busso” (con gesti di percossa sul tavolo per indicare “bussata”).
Ranno, bucato.
Dall’it. “liscivia”, con caduta della v (come negli imperfetti, prima e terza persona).
Malattia che indebolisce, assottiglia, rende magro. Dal greco leptótes (magrezza) derivato dall’aggettivo leptós (magro, minuto, delicato).
Litticiusu, pertanto, è chi soffre di tale morbo (greco leptakinós = sottile).
Lètticu equivale, invece, a “tisico” e va connesso col greco hektikós [pyretós] = tisico, letteralmente
“continua [febbre]”.
Lettera. Dal lat. littera (lettera, epistola) con sincope.
Liccio: rete di filo per telaio che si alza e si abbassa comandata da pedali. Dal lat. licium (filo, spago).
Sporco. Dal lat. luteus (sporco) avente come base lautium (fango) e lotium (orina).
Per il cambio t/c v. jiccà = jittà = gettare, miccu = metto.
Flatulenza intestinale silenziosa. Voce onomatopeica; da notare comunque il tedesco luft (aria).
Melma, fanghiglia, fosso d’acqua limacciosa. Etimo controverso: origine prelatina (*londino = fango); lat. lutum (idem). V. il toponimo Londra.
Lamento o discorso interminabile.
Dal lat. monotonus (monotono).
Da escludere lis, litis, come proposto da SERRAO, La draga le cose, p. 170; buona peraltro la definizione:
“Al lòtano si associa un che di petulante, assillante, pur sempre gratuito, fine a se stesso”.
Luce (sostantivo). Dal lat. lux, lucis (idem).
Risplendere, rilucere (verbo). Dal lat. lucere (idem). (“Nun sempi è oru chiddu ca luci”). Nel senso di “apparire”, “brillare”, “evidenziarsi”: “li luci” = si nota, si evidenzia; “lu mmangià nun li luci” = il (buon) cibo non produce bella apparenza, aspetto florido.
Lucignolo, stoppino. Dal lat. tardo licinium (filaccio), incrocio del lat. licium (liccio) con il greco ellýchnion (lucignolo) e col lat. lux (luce).
Da uno strambotto: “Lu gattu ch’è addunatu a lu lucignu / nun si nn’importa ca si coci l’ugni” = il piacere include qualche scottatura.
Lume.
Dal lat. lumen (lume, luce).
Il detto “tra lumu e lustru” (verso sera, nel tardo crepuscolo) indica il tempo che trascorre tra
illustro (chiarore residuo del giorno) e il lume (la luce artificiale che si sta per accendere) (D’ASCOLI).
Sporcizia. Da “lordo” (lurdu) che è incrocio del lat. luridus (livido, pallido) con il greco lordós (curvo), attraverso il lat.
tardo lordus e lurdus (sordido). “Lordo” nel senso di “sporco”, “sudicio” ricorre frequentemente nell’Inferno dantesco (VI, 31; VII, 127; VIII,
39; IX, 100; XVIII, 116).
Sporcizia. Dal lat. lutum (fango, melma).
Catechismo. Dall’it. “dottrina”. Per la l iniziale al posto della d v. ROHLFS (I, 153).
Lievito. Dal lat. levatum (sollevato), forma del verbo levare (alzare, sollevare). Sinonimo: crìscitu.

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