Lentamente, riferito al camminare. L’espressione si fa risalire a una statua di S. Giacomo (Jàpicu) che presenta il santo col piede grosso.
Spaccare. Dal greco dia-chéo (divido); da notare anche il lat. hiare, hiascere (fendersi, spaccarsi).
Origogolo, uccello dalle piume giallo-oro; uccello notturno dal verso lamentoso.Dal lat. galbulus (giallino).Cfr. ROHLFS (I, 340): jàcula = aquila (nel messinese).
Bianchetto (nome dato frequentemente al bue, con evidente riferimento al colore). V. janchijà.
Tinteggiare chiaro.Dall’it. “biancheggiare” che deriva dal germanico blank (bianco).
Bianco.V. janchijà. “Jancu e russu” = segno di perfetta salute.
Recipiente di terracotta dalla bocca stretta, per vino.V. jascu.
Fiasco. Dal gotico flasko, germanico flaskum, lat. medievale flasco (idem).
Bestemmia, imprecazione. Dal greco blasphemía attraverso il lat. tardo blasphèmia (idem).”Mannà na jastima” = indirizzare una imprecazione a base di puozzi, ti pòzzanu, puzzìti.
Proverbio: “Lu gabbu cogli e la jastima mmisca” = il gabbo va a segno e la bestemmia contagia, si ritorce anche contro chi la lancia.
Travicello piatto per sottotetto. Dal lat. parlato plàttula dim. di plattus (piatto) che si è formato dal greco plátos (larghezza).
Fiato, forza, vigore. Dal lat. flatus (respiro, fiato).
Stabbio, ricovero per animali.Dal lat. parlato jacium tratto dal verbo jacère (giacere).Il verbo derivato ajjazzà significa “sistemare” anche in senso metaforico.Spesso anche specificazioni per indicazione toponomastica: “lu jazzu di l’avucatu”, “lu jazzu di Carminiellu”.
Egli, ella. Dal lat. ille, illa (stesso significato).
Giovenco, torello. Dal lat. jovencus (giovenco), a sua volta da juvenis (giovane).
Bianco.V. Janchijà. “Jancu e russu” = segno di perfetta salute.
Manipolo di grano, orzo, avena. Dal lat. merges, mergitis (covone) con metatesi.
Dal gotico flasko, germanico flaskum, lat. medievale flasco (idem).
Treccia di fichi, agli eccetera. Dal greco plékte (treccia); lat. plectare (intrecciare).
Matassa di notevoli dimensioni. Dal longobardo wiffa (ciocca). Da notare il latino infula (ghirlanda di lana bianca).
Dal lat. ire (idem); part. pass. jutu (andato). “Âma jì, e jamu” (visto che si deve andare, andiamo pure): detto da chi non può fare altro che abbandonarsi all’ineluttabile.
Ditale. Dal lat. digitalis (relativo a dito, della grandezza di un dito). V. jìditu.
Dito. Dal lat. digitus (dito), con metatesi.
Genero.Dal lat. gener (idem).
Volatile rapace, feroce.Dal greco gýps, gýpos (avvoltoio).
Gelare. Dal lat. gelare (idem). Part. pass. jilatu.(Gilatu = gelato, alimento, è più vicino alla forma italiana perché di formazione recente).
Gobba. Dal lat. gibba (idem).
Gobbo, gibboso. Dal lat. gibbosus (idem).
Ginestra.Dal lat. genista (ginestra). Con l’espressione juru di jinistu (fiore di ginestra) si designa persona pallida, emaciata, deperita; facci gialluta è epiteto offensivo (“facci gialluta, ca sì lu scartu di li nnamurati”, recita lo strambotto).
Segale. Dal lat. (frumentum) germanicum (grano della Germania).
Bietola. Dal lat. beta, blitum, blitus (bietola).
Gettare. Dal lat. *jectare (o jactare) intensivo di jàcere (gettare, scagliare).
Elce.Dal lat. ilex, ilicis (idem).
Riempire. Dal lat. implère (riempire). Variante: ghinghji.
Dentro. Dal lat. inter, intra. Spesso con aferesi ‘nta: “nta lu mmiu” (nella mia proprietà).
Chioccia. Dal lat. glocire (chiocciare). Altre ipotesi si rifanno a un greco parlato phlócca o a un lat. flocca.
V. junna.
Malattia che colpisce le giunture degli equini e dei bovini, giorda.Dall’arabo garad (giarda).
Embrice, tegola. Dal lat. imbrex, imbricis (embrice).
Terra coltivata nei pressi del fiume. Dal lat. ins(u)la (isola) si è formata iscla (inserimento della c per superare la cacofonia del gruppo sl).
Ordine di fermarsi impartito all’asino.Imperativo greco del verbo íscho = mi fermo (ísche = fèrmati, presente in Eschilo).Anche con apocope: i’…!.
Giocare. Dal lat. jocari (scherzare).
Juocu (gioco) ha i plurali juochi e jòcura.
Criticare, sparlare. Dal lat. judicare che significa anche “giudicare colpevole”.
Senno, discernimento.Dal lat. judicium (senno, riflessione). Judižiusu equivale all’it. “giudizioso”.
Fiume.Dal lat. flumen (fiume); anche l’it. “fiumana” (o “fiumara”, “fiumaia”) è spesso sinonimo di “fiume” e risente dell’aggettivo fluminalis (del fiume).
DANTE impiega il termine “fiumana” nel senso di “fiume grande e impetuoso” perché – secondo BUTI – fiumana “è più che fiume, cioè allagazione di molte acque” (Inf. II, 108; Purg. XIX, 101; Par. XXX, 64); cfr. Enciclopedia Dantesca, II, 937, Ist. Encicl. it, Roma, 1996.
Giumenta. Dal lat. jumentum (giumento).
Giumella, cavità formata dalle mani accostate e leggermente incurvate. Dal lat. gemella [manus] = (mano) gemella, doppia.
Unire, congiungere, legare. Dal lat. jùngere (legare).
Fionda. Dal verbo latino fùndere (lanciare). Per la forma dialettale si è passati da funda (fionda) al dim. fùndula e quindi a flunda (fl = j come in flos, fiore, juru, flumen, fiume , jumu ecc.).
Lanciarsi, fiondarsi, scagliarsi. V. junna.
Voglia di giocare, estro; disposizione ludica. Dal lat. joculus (scherzo, giochetto). Il verbo jucculà ha stesso senso e stessa origine (lat. joculari = scherzare); riferito alla gallina quando è chioccia, richiama i latini glocire o floccare (chiocciare).
Giorno. Dal lat. diurnus (di giorno), da cui diurnum tempus (tempo giornaliero).
Juocu (gioco) ha i plurali juochi e jòcura.
Giornata; compenso di lavoro giornaliero. Dal lat. dies > diurnus, nel significato di “occupazione giornaliera”: “a la jurnata” (a giornata), lavoro dipendente precario. La bona o la mala jurnata.
Chiassata, scenata. Etimo oscuro. Forse incrocio del lat. lusus (spettacolo) e classum (confusione, strepito).
Pula, involucro del grano. Dal greco phýske (vescichetta).
Cisterna; metaforicamente: bocca enorme. Dal greco moderno gistérna oppure gioustérna (ROHLFS, I, 152).
Proprio, precisamente, esattamente (avverbio). Molto spesso raddoppiato per esprimere grado superlativo (justu justu = assai a proposito). Vi è legato un modo di dire latineggiante che, anche con la consonanza, prende in giro certa smorfiosità femminile: “justum est, sciàpita nosta” (è cosa giusta, smorfiosa nostra).
Andata (sostantivo). V. jì. “Quant’è la juta, adda essi la vinuta” = il tempo indispensabile per andare e tornare.
Particolari formazioni col suffisso -uta: sintuta (facoltà di ascolto), fujuta (corsa), durmuta (sonno, dormita), rijuta (durata), futtuta (coito e abbuffata), vivuta (bevuta), sciuta (uscita), patuta (disgrazia).
Giogo. Dal greco zygón (giogo); lat. jugum (idem), con l’idea di unire, congiungere due cose.

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