Prendere, afferrare. Letteralmente “dare di mano”, “dare di piglio”.
Esattore, appaltatore del dazio. Dal lat. datio e datium (dare) con significato di “imposta” assunto nel Medioevo.
Precipitare. Dal lat. de rupe (cadere) = (precipitare) da una rupe.

Decima, tributo, imposta fondiaria. Voce italiana derivante dal lat. decima (pars) = decima parte.

Mucchio di dieci mannelli di lino. Dal lat. decuma (decina), greco deíkoma (quantità di 10).
“Setti dècumi di linu” (detto per prendere in giro chi si vantava di imprese ciclopiche). V. scippà.

Di traverso, obliquamente. Dal francese guenchir (camminare obliquamente).

Età (avanzata). Derivazione e significato particolare non presentano dubbi: è il lat. aetas (idem). Quanto alla consonante iniziale d, si può risalire all’espressione “di età” [avanzata] = attempato, senza trascurare il lat. id aetatis (di quell’età). Potrebbe anche trattarsi di un semplice rafforzamento iniziale a scopo conservativo.

Documento. Dal lat. documentum (modello, prova) tratto da docère (dimostrare, insegnare).

Destro; esposto a sud. Dal lat. dexter (destro, favorevole). Il contrario è mancinu (v.). Da notare la caduta della consonante r (come maistu, vuostu, rigistu o ligistu, mastu ecc.).

Campo con divieto di pascolo. Dal lat. defensa [terra] = terra difesa.
Rinfrescare. Voce italiana con cambio r/d (v. a pidunu). (Come ringraziamento e auspicio: “Difrišca l’animi di lu Prigatoriu!”).
Delicato, magro, sottile, gracile. Dal lat. deliquus (che manca) o delicus (spoppato); cfr. anche il greco deilós (misero, meschino).
Intelligente. Deformazione dell’aggettivo italiano per effetto di aferesi (‘ntilligenti > diligenti).
Randagio, scacciato, disprezzato. Dal lat. demersus (sommerso, rovinato).
D’India, esotico. La provenienza vaga ha dato luogo a un aggettivo di normale uso, ad es. fasuli dìnnii (varietà di fagioli), oltre a sostantivi come granudìnniu (granturco) e gaddidìnniu (tacchino).
Morso, dentata. Da “dente”, con richiamo iterativo (come muzzicata = morso, vitticata = colpo di vetti ecc.).
Denunciare. Dal lat. de-nuntiare (far conoscere all’autorità, citare).
Direttore (“di la scola”, “di lu daziu”, “di la posta”). Dal lat. dirigere (porre in linea retta).
Apprendista. Dal lat. discipulus (discepolo) derivato da discere (apprendere, imparare).
Progetto, intenzione, disegno. Dal lat. designare (tracciare il segno). “E’ sciutu curtu lu disignu”= il progetto è fallito.
Ispettore. Influsso di “direttore” e “dispetto”. Dal lat. inspector (inspicere = guardar dentro). Il cavallo di Troia era, a giudizio di Laocoonte, una macchina inspectura domos (En. II, 47), predisposta per spiare le case.
Avantieri. Dal lat. nudius tertius (due giorni fa).

Svuotare. Dal lat. de-vacare (essere vuoto).

Livido. E’ la voce italiana adattata con noti cambi di vocali e con metatesi.

Legume (fava cavallina, secondo PLINIO). Dal greco dólichos (dolico).

Dolere, provare dolore. Dal lat. dolere (idem). (“Quanna è la cannilora, ogni prèviti si doli”).

D’ora in avanti, d’ora in poi. Alterazione dell’it. “d’ora innanzi”.

Titolo di rispetto. Dall’it. “donno” (signore), tratto dal lat. dominus (idem), con troncamento. In particolare donna designava la suocera (per influsso settentrionale: DI, 767) diventando, con i possessivi in posizione enclitica, dònnima (mia suocera), dònnita (tua suocera).

Donna autoritaria, severa. Dal lat. del Paternoster “da nobis hodie” (dacci oggi). Cfr. BECCARIA, p. 35.

Seppellire. Dal lat. adobrùere (coprire), con forma iterativa. Non sembra convincente il lat. adorbare (privare della luce) proposto da alcuni studiosi.

Dolce. Dal lat. dulcis (idem), con caduta della l. (“Duci di sali”, poco salato; metaforicamente “buono”, “comprensivo”).
Duce (Mussolini). (Strofetta in voga verso la fine della Seconda Guerra Mondiale: “Duci duci, / comu n’ha’ fattu arriduci: / lu juornu senza pani, / la notti senza luci; / pinsamu ppi dumani / ch’arrivanu l’ariuprani…”).
Dunque. Dal lat. tardo dunc che è l’incrocio di dumque e tunc. (Una interessante formulazione popolare del principio di non contraddizione: “Dunca dunca dunca, l’accetta nun è runca”, A non è non-A, la scure non è roncola).
Nodo. Dal lat. nodus (idem) con metatesi ed epitesi. La forma nùricu è presente nei centri dove è più diffuso il rotacismo
Spesso, grosso. Dal lat. duplus (doppio). Il contrario è finu.
Amaro, spiacevole. Forse da “turco”, aggettivo che doveva evocare torture, crudeltà, impalamenti. (“L’è jutu durcu” = gli è andata male).
Medico. Dal lat. doctor (insegnante), con uso ristretto (più frequente mièdicu).
Piccola doga, lista, striscia. Dal lat. tardo doga (recipiente) incrociato, secondo DEVOTO, con il lat. docus (travicello).
Seme di zucca, di cocomero e simili. Voce non registrata nelle opere consultate, con eccezione del NIGRO che però non riporta l’etimo. Si potrebbe ipotizzare un lat. intus-pinnula (pennetta interna) per la forma del seme somigliante alla penna (plettro) per suonare strumenti a corda, oppure al lat. volgare [semina] devincula (semi legati, incatenati) da devinctum (congiunto). Etimo sconosciuto.

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