Melma, fanghiglia. Composta da boba (fava) di origine slava e jotta (brodo) dal latino tardo jutta = “brodo, minestra acquosa”.
Voce italiana. Dal lat. baculum (bastone). “Frenu a bacchetta”, delle vecchie biciclette. In particolare: “robusto filo di ferro con opportuna piegatura terminale per guidare il cerchio del gioco infantile”.
Tinozza. Dal lat. balnearia (cose riguardanti il bagno). Voce entrata nell’it. corrente.
Valigia. Dall’arabo waliha (sacco di grano) forse incrociato con il lat. medievale valisia; con betacismo.
Panca, normalmente collocata in cucina; cassapanca; banco. Dal germanico bank (panca).
Lato, banda. Dal provenzale banda, derivante dal lat. medievale banda (partito, fazione).
Banditore.

Bando. Dal gotico bandwo (segno).

Orecchioni; parotite. Probabile risultato dei termini latini barba + rostrum (barba sporgente, tumefazione). Da notare il lat. barbulae e il provenzale barbles (barbette, bargigli), come pure l’it. “barbozza” = parte bassa della mandibola, mento.
Donna grassa, volgare; bagascia. Dall’arabo bardág (giovane schiava).
Varietà di peperone (frutto) di forma conica notevolmente grande (“corno di toro”), appuntito. Dall’it. “verrettone” (dardo con cuspide conica).
Proverbio: “Piparuolu a barrittuni, cchiù sì gruossu e cchiù sì cazzuni”, riferito a individuo grosso e stupido, e spesso accompagnato dal movimento “avvitare/svitare” della mano che, a dita unite, simula l’ortaggio.
Vano a pianterreno adibito ad abitazione. Dal lat. tardo bassus (poco elevato).
Gonna stretta e corta. Semanticamente “basso” è anche “piccolo”, “esiguo”.
Pizzo, barbetta a punta. Dal lat. (di origine gallica) beccus (becco).
Benvenuto: saluto di accoglienza rivolto a chi intervenendo nel corso di un lavoro augurava criscimu (cresciamo).
Notare m per v per assimilazione (bempattu per “ben fatto”; bommèspuru per “buon vespro”, saluto che precede il “buona sera”). Beddinotti = ben di notte, a ora tarda.
Per esempio. Dal lat. verbi gratia (per esempio).
Avena. Dal let. blada (prodotti dei campi), di origine franca.
Campo destinato alla coltivazione dell’avena (come linata, favata…).
“Linata e biavata, nu li ‘a’ dà mancu a nu frati” perché assai fertile per l’anno successivo, e dunque “megliu a lu denti c’a lu parenti” (una qualche dose di egoismo poteva assicurare la sopravvivenza).
Fibbia. Dal lat. fibula, con identico significato; metatesi marcata.
Esclamazione esprimente augurio di crescita, di aumento e abbondanza di beni e benessere. Dal lat. ecclesiastico benedicat = [Dio] benedica, conceda grazie.
Ciondolo, pendaglio. Dal francese breloque (ciondolo).
Altalena (tavola sospesa mediante funi a un sostegno alto, solitamente a un ramo d’albero). Probabilmente dall’it. “vogare” (remare) per significare il movimento avanti e indietro della vogata. “Vogare” viene fatto derivare dal lat. vocare (dare la voce ai rematori). Per il DIDE (468) si deve risalire a un greco parlato *baukân (dondolare) che potrebbe spiegare anche “vogare”.
Non manca chi indica il greco baukále (culla), a cui può essere collegata una nota ninna-nanna: “Voca voca, Janna; / jamu a la via di San Giuanni; / San Giuanni a piglià pisci / e a stu figliu miu l’incrisci. / E l’incrisci a la bon’ura / e puozzi avì na bella firtuna. / E firtuna e firtunella…”. Per altri sarebbe votajanna (DIDE, 467-68) con diverso etimo (“volta Giovanni”).
Vogare, cullare, ritmare voce e movimento: tutto molto chiaro, compreso il pendolo dell’altalena (consentito solo in periodo pasquale).
Mutande, brachette. Dal lat. braca, di origine celtica, usato generalmente al plurale (bracae = calzoni).
Atteggiamento di forza minacciosa. Da “briga” (= forza, prepotenza) di origine gallica (DEVOTO).

Briscola. Secondo DEVOTO sarebbe incrocio di “brusca” (spazzola) con “bisca” + suffisso, ed equivarrebbe ascòpula (scopetta).

Beveraggio per maiali. V. brodu.

Brodo; salsa. Dall’antico alto tedesco *brod (idem). Numerosi i derivati: brudaglia, brudettu (di cipolle, di asparagi), brudusu, brudinu e l’accoppiatabrodu e casu per un condimento non plus ultra.

Demonio (raffigurato come orrenda bestia). Spesso alla pronunzia di un qualsiasi termine denominante Belzebù seguiva un riparatore “Cristu sia ccu nui” accompagnato anche da un segno di croce.

Barattolo di latta. Dal francese boîte (scatola).

Barattolo di vetro dal collo largo per conservare marmellata, ortaggi, sottolio o sottaceto e simili. Dal greco baukálion diminutivo di baukále (vaso per bere), con influsso di “bocca” in forma alterata.

Tavolino. (Anche “tavolino su cui si appoggiava l’offerta al Santo in processione” da cui “fà la buffetta” = preparare l’offerta, eseguirla).
Dallo spagnolo bofeta (tavola da pranzo).

Schiaffone. Dallo spagnolo bofeton (ceffone). V. anche il francese buffe (idem). L’origine è onomatopeica.

Bomba. Dal lat. bombus (ronzio, rimbombo) derivato dal greco bómbos (rombo).
“Angiulina bumma bumma (bassotta e rotondetta) / ccu lu culu sunava la trumma, / ccu la linga scupava la casa, / cu li piedi grattava lu ccasu”.

Punto, ammaccato. Dall’arabo butur (pustola).

Fiotto, getto. Da “buttare” di origine franca (*botan) e provenzale (botar = colpire); nel francese antico boutersignifica anche “gettare”, “germinare”.

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