Con le proprie forze, senza interventi esterni, autonomamente. “Secondo il proprio vento”, “con il vento che ha”. Da “vento”.
Di fronte.
Dal francese antico chière derivante dal greco kára (faccia, aspetto). “A cera a suli” = col sole in faccia, esposto al sole.
In piedi.
Da “all’erta” (“erto” per “eretto”, “dritto”, “in posizione verticale”, dal lat. erigere = sollevare). “Caca-a-l’alierta” diventa sostantivo per indicare un incapace.
Locuzione originata dalla figura di Cristo denudato.
All’improvviso, inaspettatamente. Dal lat. in transactum (qualcosa che sopraggiunge in un accordo). Da menzionare il franceseentresait (al momento).
Con buona approssimazione, con rispetto dei princìpi di buon senso. Dal lat. regula (regola).
Con le proprie forze, senza interventi esterni, autonomamente. “Secondo il proprio vento”, “con il vento che ha”. Da “vento”.
Di fronte. Dal francese antico chière derivante dal greco kára (faccia, aspetto). “A cera a suli” = col sole in faccia, esposto al sole.
In piedi. Da “all’erta” (“erto” per “eretto”, “dritto”, “in posizione verticale”, dal lat. erigere = sollevare). “Caca-a-l’alierta” diventa sostantivo per indicare un incapace.
Immediatamente, senza indugio. Dal lat. devolare (accorrere).
A vanvera, a casaccio (riferito a “parlare”). Etimo non chiaro: forse si tratta del francese antico estache (palo), da cui anche stascedda (v.) estasciuni (v.), per indicare qualcosa di grossolano, non rifinito, non calibrato. Quello che si evidenzia con chiarezza è che il parlare “a quant’esci”, “a stacciu”, “nta nu tùmmulu di terra”, “ngermu” pone imperiosa l’esigenza di “parlà comu t’ha fattu màmmita” perché “lu pparlà chiaru è di l’amici”.
A confronto. Dal lat. (uno) tenore (allo stesso modo). Cfr. la locuzione “a tenore” (secondo il modo).
Essere libero, disponibile e nella volontà di fare. Dal lat. vacare (essere libero, non occupato). In latino la forma impersonale vacat col dativo vuol dire “c’è tempo”, “c’è agio”, ed è rispecchiata nel dialetto: “a loru nu l’abbaca” = essi non sono disponibili. Si richiama l’attenzione sulla a di appoggio che è frequente non solo in parole comincianti con r (ROHLFS, I, 164) ma anche con altre consonanti (p. es. abballu = ballo, allutta = lotta ecc.).
Stancarsi. Dal lat. ad baculum (appoggiarsi a un bastone).
Essere valido, capace. Da “valere” (avere forza, essere capace, valido, efficace) dal lat. valere con gli stessi significati. Usato con la negazione: “nun poti abbalisci” = non ce la fa, non riesce, non è abbastanza valido da.
Buttar giù, precipitare. Dall’ebraico barukh(e) habbà (benedetto colui che viene) inteso come “baraonda”, “sottosopra” (DIDE, 3).
Bastare, essere sufficiente, durare. Dal lat. *bastare derivante da bastum (bastone, sostegno). Si ricorda il greco bastázo (porto). “Si abbasta, abbasta, e si no resta”: la tagliente ironia di chi deve fare i conti con la carenza cronica.
Ondeggiare, oscillare (di un liquido). Dal lat. (ad)-vacillare (vacillare, barcollare). Altra ipotesi: sovrapposizione di vòžžica (altalena) e naca (culla).
Riposo, quiete. Dal lat. adventus (arrivo). V. abbintà.
Spingere; avviarsi; travolgere. Da “avviare” derivato da “via” (mettere in via, in moto).
Riposare. Dal lat. adventare (giungere).
Fare cenno ostile, dare segno di voler percuotere; avvisare. Dal francese antico avis (dalla locuzione ce m’est à vis dal lat. mihi est visum = mi pare), nel senso di “avvertimento”.
Avvitare. Da “vite” (lat. vitis) perché il filetto è come un viticcio.
Ravvivarsi. Dal lat. *adviviscere (rendere di nuovo vivo).
Diventare rauco. Dal greco braychós (raucedine), lat. ab-raucus (rauco).
Divorare con brama, con foga. Dal germanico brammon (muggire, gridare per desiderio), provenzale e francese antico bramer.
Rosso, secco, bruciante come la brace. V. vrascia. Detto delle labbra del febbricitante. Da abbrascià = diventare come la brace.
Diventare rauco. V. abbragà.
Abbrustolire, bruciare appena. Dal lat. *brusiare con sovrapposizione di *brustolare (bruciare, abbrustolire).
Abortire. Dal lat. tardo abortire (idem) che proviene da ab + oriri (via dal nascere), con probabile influsso di “brutto” determinato dalla metatesi.

Tramontare; inclinare. Dal francese aboucher derivante dal provenzale abocar (far cadere in avanti, piegare).

Abbaiare. Forse dal lat. baubari (abbaiare) con influsso di vox, vocis (voce). Cfr. l’it. antico bociare (urlare, gridare con forza). (Il colpito da tosse “abbuccia com’a nu cani”).
Anelare, essere impaziente. Dal lat. advolare (volare verso).
Stomacare, stufare. Dal lat. ab-horrère (aborrire, detestare, provare avversione). V. anche sdingà.
Procacciarsi, guadagnare, avere in dono; prendere botte. Dallo spagnolo buscar (cercare). “Và t’abbušca pani” = va’ a lavorare; “aggi’abbušcatu…”: mi hanno regalato…
Scapolare, sacchetto contenente immaginette sacre, medagline ecc. Da “abito” con identico significato.
Attirare. Dal lat. ad-clamare (chiamare a sé). Anche accamulijà.
Raccapezzarsi, trovare il bandolo. Dal lat. capitium (estremità, capo).
Fare una catasta. Dal lat. catasta (palco) derivante dal greco kathístemi (collocare).
Iscrivere nel catasto. Dal greco bizantino katástichon (registro).
Salire. Dal lat. ad-planare (arrivare al piano, appianare; raggiungere il piano situato più in alto, porsi allo stesso livello di chi sta più su). Anche nchianà.
Persona sfigurata. Dal lat. ecce homo (ecco l’uomo), parole dette da Pilato indicando Gesù dopo la flagellazione. Anche sant’acciaòmu.
Abborracciare; ingozzarsi. Da “acciabattare” nel senso figurato di “far male e in fretta”; “ciabatta”, dal persiano ciabat, ci è pervenuta attraverso il turco.
Fare solchi nel terreno già zappato. Da “ciglio” (orlo) che deriva dal greco cheilos (orlo, sponda di lingua di terra).
Sèdano. Dal lat. apium (idem). Spesso in coppia acciu e pitrusinu (v.).
Sciocco, stupido. Dal lat. axio (gufo, barbagianni). “Guardà l’acciu” = aspettare inutilmente, perdere tempo.
Semplicione, stupidone, arcifànfano. Dallo spagnolo archipàmpano (fanfarone, chiacchierone) con influsso di acciu (2).
Accogliere; colpire. Dal lat. ad-colligere (ricevere). Cfr. “cogliere” per “colpire”. Part. passato accuotu.
Anchilosare, bloccare (per freddo), non essere capace di distendere. Dal lat. *conrotulare (tenere uniti a crocchio).
Corteo. Recente il significato tecnico di “assistenza a invalido” come istituto sanitario. Voce italiana.
Formarsi di una pozza d’acqua o d’altro liquido, ristagnare. V. conca.
Farsi pregare, avere un atteggiamento sostenuto, contegnoso, sdegnoso. Dal lat. continere (tenere a freno, non lasciarsi andare). Uso riflessivo con “fare”: “Si faci accunteni”.
Aggiustare, riparare. Dal lat. *comptiare da comptus part. passato di còmere (ordinare, abbellire). “Lu mastu accunza e guasta”, “lu tiempu s’ha dd’accunzà”.
Occupare. Voce italiana nel significato originare del lat. ob-càpere (togliere, prendere).
“Mi accupa l’aria” = mi manca l’aria, mi è tolta l’aria; “mi accupa lu cori” = mi si blocca il battito del cuore, mi si opprime il cuore, si toglie al cuore la libertà di pulsare.
Accovacciarsi come un cucciolo, avvicinarsi con grazia, cercare un’accoglienza benevola. Da “accucciolarsi” (“accucciarsi” + “cucciolo”).
Raccogliere acini a uno a uno, con specifico riferimento alle drupe dell’olivo. Dal lat. acinus (o acinum) = bacca, chicco. “A àcina a àcina si faci la màcina”: paziente rispetto per le cose minute.
Umore di piaga. Dal lat. aquae uligo, uliginis (umore acquoso).
Rugiada, guazza. Dal lat. aqualia (cose piene d’acqua).
Specie di zuppa rustica a base di acqua, sale, pane, peperone fritto e altri eventuali ingredienti come olive, agli, cipolle, uova. Passato a indicare “pranzo povero”: “nn’âma fà n’acquasali” = dobbiamo prepararci il necessario per sfamarci.
Vinello ottenuto versando acqua sulle vinacce fermentate (D’ASCOLI). Da “acqua”.
Calmare. Dal lat. quietus (calmo)
Ago.Dal lat. acus (idem). “Dijunu com’a n’acu”. Acu saccurali: ago di grosse dimensioni per cucire sacchi e sacconi (dal lat. saccularius, relativo a sacchetto), con metatesi. ROHLFS cita il calabrese zaccurafa “ago da sacchi” dal greco sakkorápha da raphís = ago (I, 165). “Addù nci mitti l’acu, nun ci mitti la capu”: lo strappo ricucito presto non si allargherà al punto di infilarci la testa.

Tagliare, fare a pezzi. Dal francese hacher (tritare). Adacciaturu è lo strumento.

Dare un’occhiata, controllare con lo sguardo, esercitare un’azione di verifica, di accertamento. Dal lat. *abantiare o *adantiare da anteire (avanzare, sporgersi); per altri si tratta di risalire alla locuzione “a randa” (rasente, lungo il margine di un terreno), nel quale caso si avrebbe il fenomeno inverso a quello di rotacizzazione (v. a pidunu); randa è voce gotica per “orlo”, “margine estremo”.
Permettersi, osare. Dal lat. dignare (essere degno). Al negativo: “Nun t’addignà” = non osare.
Macilento, dimagrito. Dal lat. declinatus (piegato, decaduto).
Accasciato, prostrato, abbattuto. Dal lat. ad-reclinatus (sciolto, allentato, che ha ceduto) incrociato con elaxatus (rilassato), con anaptissi.
Sbattere l’uovo. Dal lat. de-laxare (sciogliere) con influsso di “latte”.
“Illividito”, con metatesi. Divulu (v.) = livido.
Narcotizzare, far addormentare profondamente. Da “oppio” (lat. opium) con sonorizzazione delle geminate.
Portare. Dal lat. addùcere (idem). “Adduci patati a li lavuraturi”.
Dovunque. Dal lat. de-ubicumque (idem).
Accendere. Dal francese allumer (idem). Sinonimo: appiccià (v.).
Accorgersi. Da “addarsi” o “addonarsi” (avvedersi) basati sul lat. medievale addonare se (accorgersi). “Né ci addemmo di lei” (DANTE, Purg. XXI, 12).
Abituarsi, avvezzarsi. V. addunà (1) col senso di “dedicarsi” al punto di assuefarsi. Realistica invocazione del benestante alla divinità: “Pruvidi a li pruviduti, ca li povurieddi nci sù addunati”.
Donde, da dove. Dal lat. de unde (idem).
Annodare. V. dùnnicu.
Odorare. Dal lat. odorari (sentir odore). Adduru (odore), addurinu (cattivo odore).
Dove. Dal lat. de ubi (idem).
Ascolto, udienza. Dal lat. audientia (ascolto).
Domare. Dal lat. domare (sottomettere, domare). Prostesi di a. “Li fissa l’aduma la liggi”: i riottosi, gli indocili, ci pensa la legge a domarli.
Cominciare a fare uova. Da un lat. parlato *adovare (idem). Contrario: šcacà (v.).
Irrequieto, instabile, incapace di sosta. Dal greco áphantos (che sparisce, non si ferma).
Assuefarsi, adattarsi. “Affarsi” con analogo significato, con la differenza dell’uso del part. passato (mancante in it.): “si nc’è affattu” = si è abituato, adattato.
Afflosciarsi, ammosciarsi, indebolirsi. Da “affievolirsi” derivante dal lat. flebilis (piangente).
Effetto, risultato. Dal lat. effectus (idem). Nella locuzione “Fà affettu” (produrre risultato) il riferimento è al purgante.
Ventata sgradevole. Dal lat. adflatus (soffio, esalazione) con influenza di “alito”.
Svilupparsi, crescere. Etimo oscuro: forse da un gruzzolire (da “gruzzolo” o “gruzzo”, dal germanico *gruzzo), per “accumulare a poco a poco”.
Accovacciarsi, rannicchiarsi, acquattarsi. Dal lat. coactus (quatto) da cogere (raccogliere, costringere), con sonorizzazione della consonante iniziale.
Dovere, cómpito, affare. Dal lat. officium (dovere). “Facìtivi l’affiggiji vuosti”.
Riconoscere, distinguere. Da “figura”. DANTE (Inf. XXIV, 75): “neente affiguro”.
Menomato. Da “offeso” (colpito). Il lat. ob-fendere vuol dire “urtare”, “colpire”.
Dai verbi affenni, affendi (offendere): “Chi s’affendi è nu fitenti, e l’uffinsuru è cchiù fitenti ancora”.
Rimboccare. Dal lat. fulcire (sostenere), si riferisce a maniche, calzoni e simili. V. gnutticà

Aggraziato, compìto. Dall’arabo galib (modello).

Piegare a forma di gobba (detto specialmente di filo di ferro e simili). V. jimmu.
Abbattersi. Da jittà (v.).
Aggranchire, rattrappire. Da “granchio” (lat. cancer).
Bloccare le mascelle tenendo aperta la bocca per consentire di avere la gola libera ai fini di visita medica o introduzione di cibo o medicine poco accetti. Dal francese gorge (gola), a sua volta dal lat. popolare gurga (gorgo).
Oleastro, ulivo selvatico. Dal lat. oleaster (idem).
Ghiro. Dal lat. glis, gliris (idem).
Alzare, sollevare.Dal lat. *altiare (portare in alto); cfr. lo spagnolo izar (issare). Anche azà. All’asino, per fargli sollevare una zampa: “Aza pe'”; per lavori molto impegnativi e lunghi, per situazioni di gioco quasi disperate: “Ti’a’izà priestu crammatinu…”.

Sbadigliare. Dal lat. halare (esalare, spirare).
“Chi ala pocu vali: o siti o suonnu o fami, o l’incrisci di fatigà o l’amuri voli fà”.

Cosa da niente, quisquilia. Dal lat. alga (alga) con uso figurato (“cosa da niente”, “inezia”, “bazzecola”), con anaptissi.

Insaziabile. Dal greco anágke (bisogno) o da lagarós, lágnos (cupido, allentato, senza freno). C’è chi riporta il lat. ananca (voglia).

Allentare. Dal lat. ad-laxare con analogo significato. Riferito al cielo coperto da nuvoloni temporaleschi, il verbo denota l’aprirsi di spiragli di sereno.

Allacciare. Da “laccio” (lat. laqueus).
Procedere velocemente. Dal lat. laxare (sciogliere, liberare).
Assalire (di una moltitudine). Etimo oscuro che forse ha a che vedere con “lebbra”. Sembra, invece, da escludere il verbo “alleprare” per “addestrare un cane alla caccia della lepre”.

Alleggerire; digerire. Da “alleggerire” (francese antico legier dal lat. *legerius = lieve). Per il significato di “digerire”, si deve notare il passaggio da d a l studiato da ROHLFS (I, 153) (v. luttrina = dottrina). Molto diffuso l’uso metaforico (“sopportare”).

Allegare i denti, allappare. Voce onomatopeica: rende il rumore della lingua che prova l’effetto di una sostanza aspra.
Orologio. Dal greco horológion, lat. horologium (che annuncia l’ora). Il francese horloge è vicino alla forma dialettale caratterizzata da metatesi. Allorgiu e campana che suonano contemporaneamente sono segno di sciagura imminente.
Urlare. Dal lat. medievale alucari modellato su alucus (allocco).
Illuminare. Dal lat. illuminare (idem). Solo nel senso di “rischiarare la mente dalle tenebre dell’errore”. “Madonna mia, alluminallu tu!”.

Intravedere, riuscire a scorgere. Dal lat. luscus (cieco da un occhio, guercio).

Lotta. Dal lat. lucta (idem).
Ulivo, oliva. Dal lat. olea (idem). Per il legno: “l’alwiva ardi morta e biva”, ossia secca e verde.
Masticare continuo di chi non riesce a triturare il cibo, quasi ruminare. Da un incrocio di verbi latini mandare (masticare) e *malleare (battere col martello).
Veramente. Mutamento fonetico v/m (come vammana, visintèriu, minnitta ecc.).

Caricare, addossare. Più che dal greco ana-bállo (metto addosso) sembra una derivazione dal longobardo mahr (cavallo).

Mascherare. Preindoeuropeo masca (fuliggine). Da segnalare il senso particolare di “colpire il viso di qualcuno con la mano aperta” a guisa di maschera.
Spianare, abbassare, scendere di livello. Dal lat. volgare imbasiare (far combaciare). In particolare si dice di un gonfiore che va attenuandosi.
Appollaiarsi. V. ammasunà.
Rientrare per il riposo notturno (detto di bestie), mettere al riparo (detto di cose). Dal lat. ad-mansionare (ritirarsi nella “dimora” designata con la parola mansio, mansionis = ammasuni). Ordine alle bestie: “A l’ammasuni!”. Cfr. il francese maison (casa).
Denso, compatto, per nulla soffice. Da “metallo”. Spesso riferito a pane per niente “cammarusu” (v.).
Ammaccare, pestare, procurare ematomi. Dal lat. *mateolare da mateola (mazza), con influsso di ncutugnà (v.). L’equivalente napoletano è ammatuntà fatto derivare dal lat. tundere preceduto dal greco amphí (D’ASCOLI). Cfr. lo spagnolo matón (duro).
Battere con la mazza (per es. le spighe del grano col vetti) per liberare chicchi, semi eccetera. Da “mazza” (lat. *mattea, *matea).
Pentirsi, emendarsi. Da “emendarsi” (togliere le mende, gli errori) dal lat. mendum (difetto, imperfezione).
Invece (adattato).
Inventare. Adattamento del verbo italiano (in particolare nv > mm).
Sbarrare gli occhi, rimanere con gli occhi fissi in fin di vita. Dal greco mydríasis (midriasi, dilatazione delle pupille).
Istruire, avvezzare, indirizzare. Dal lat. parlato invitiare (insegnare qualcosa di vizioso). Per evoluzione semantica si è conservato il senso neutro di “insegnare”. (Per una didattica…del vizio si sarebbe provveduto con abbižžijà).

Accettare acriticamente. “Imboccare” ha subìto adattamento e impiego metaforico: accogliere in bocca ogni cibo.

Nascondere. Dal lat. muciare (idem), di origine celtica. V. il francese mucier (idem).
Rendere molle, lavare, bastonare. Da “ammollare” (lat. mollis = molle). Il sostantivo che ne deriva è ammuoddu: “mitti a l’ammuoddu” = mettere in ammollo.

Avvolgere. Dal lat. advoliare (per advòlvere), con identico significato; uso specifico nella tessitura.

Chiasso, confusione. Dallo spagnolo amohinar (disgustare), attraverso il napoletano, il vocabolo è entrato nell’italiano corrente. Ammuinarsi è “darsi da fare ansiosamente”.
Affilare; rimuginare. Dal lat. mola (macina).
Giù di corda, demoralizzato, abbattuto. Dal greco móros (sciagura, disgrazia). Notare il siciliano murru (musone), voce prelatina di origine espressiva (DIDE, 293). Il napoletano ammurbatu vale “imbronciato” (forse da “morbo”).
Imbronciare. Da “muso” (mussu) con significato di “broncio”, “cruccio”.
Gonfio, panciuto (per cattiva salute). Dal greco bátrachos (rana, rospo).
Ligustro. Dal greco myrrís, myrrídos (mirride, sorta di mirto), con probabile influsso di myrízo (profumo), per l’intenso profumo del fiore bianco a pannocchia.
Colpo d’anca, sgambetto. Dal germanico hanca (anca) con alterazione diminutiva.
Inguine. Dal lat. inguinalia (idem). DANTE (Inf. XXX, 50): “Pur ch’elli avesse avuto l’anguinaia”.
“Lu vuozzu a l’anginaglia”: nodulo frequente dei bambini in crescita.
Amareggiare. Dal lat. amarare (rendere amaro) preceduto da in.
Innalzare, sollevare in alto. Da “in” + “aria”.
Non appena, subito che. Da “in” (quel momento) “che”; potrebbe essere il lat. in (tempestate) qua (nel momento in cui).
Annebbiare, oscurare, velare. Dal lat. nebula (nebbia, oscurità). “Anniglià la vista”. V. neglia.
Annerire. Dal lat. nigrescere (diventare nero).
Impalcatura, ponteggio. Dal lat. medievale (XI sec.) anditus (ambiente di passaggio, corridoio).

Anno. L’anno scorso. Dal lat. anno (or è un anno, l’anno scorso), per anno superiore. “Annu muretti Pietru e quannu vi vinìa lu fietu” = l’anno scorso morì Pietro e quest’anno mi giungeva la puzza; a scoppio ritardato.

Infiocchettare, adornare. V. nocca.
Fama, nomea, reputazione. Dal lat. nominatio (denominazione). “Nominare” è annumminà (lat. nominare). “Maru chi teni la mala annumminata”.
Intelaiatura di porta. Dal lat. antipagmen a sua volta dal greco pegma (impalcatura).
Porzione di terreno di competenza del singolo zappatore, mietitore ecc. Dal lat. ante (che sta davanti; antes sono i filari di viti; antae i pilastri delle porte).
Abbattuto, privo di energia. Dal lat. palearium (pagliaio) da palea (paglia), per indicare individuo giacente su un cumulo di paglia o su un pagliericcio per abbattimento o circostanza avversa. Per D’ASCOLI “ridotto in paglia”.
Preparare; livellare, riparare un danno. Dal lat. ad-parare (preparare); per “livellare”, “riparare” su deve risalire al lat. par (uguale). “Apparà li fuossi” = saldare i debiti.
Pompa, solennità, addobbo. Dal lat. ad-parare (preparare, allestire).
Attonito, sbalordito. Dal greco pathetós (impressionabile, persona che ha sofferto).
Accendere. Da “appiccare” (da una radice *pikk = punta). Anche appiccicà. “Appiccià fuocu a l’èriva virdi” = sobillare i più restii, creare fastidi dal nulla.
Iniziare (nelle operazioni del distribuire). Dal lat. a pede (dal piede, dall’inizio). Un’antica usanza con motto “finisci e appedda” (termina il giro di distribuzione e ripiglia da dove hai terminato) era in vigore nella spartizione del raccolto.
Appendere, fissare. Dal lat. ad-pendère (sospendere) da cui *pendicare; per “fissare con un oggetto appuntito” può aver influito la base *pints con esiti come “pinzare”, “*pingare”. Cfr. “appiccare”.
Pendaglio. Dal lat. pendulus (pendente).
Opportuno. Deformazione del lat. opportunus, propriamente “verso il porto”. “A lu mumentu appirtura”.
Assestare. Da pizzu (v.), nel senso di “cogliere nel pizzu (posto) dove si è mirato”.
Appuntire, rendere pizzuto. Dalla base *pints (punta), da cui numerosi altri derivati, come pizzu, pìzzulu, mpizzà (v.).
Molestare, prendere in giro. Dal lat. ad-pectorare (premere sul petto). Cfr. lo spagnolo apretar (pressare, stringere).
Bagnare come un pulcino (prucinu), inzuppare d’acqua a fondo. Il pulcino fradicio d’acqua può aver dato luogo a un verbo assai espressivo, anche se non sembra da respingere l’ipotesi di una derivazione da pluere > pluitare (piovere, bagnare) con sovrapposizione di prucinu (lat. tardo pullicenus).
Affondare in un terreno molle. V. puddu.
Immergere (un recipiente) nel pozzo per trarne acqua. Da “pozzo” (lat. puteus), con uso anche figurato.

Debole, molle. Dal greco hapalós (tenero, molle).

Rincalzare. Dal lat. ad-calceare (coprire con calza).
Beccaccia. Dal lat. acceia (idem). Cfr. “acceggia”. L’inserimento della r dissimilante può essere dovuto a variante latina o preromana (DIDE, 39) – (ROHLFS, I, 329).
Orciolo, recipiente per contenere vino, olio, ecc. Dal lat. urceolus dim. di urceus (orcio).

Ragazza vivace, piena di brio, che infiamma e movimenta l’ambiente circostante. Forse incrocio di “ortica” con “ardere”. (Nel dialetto napoletano indica l’ortica di mare).

Ortica. Dal lat. urtica (idem), con influsso di “ardere”, a giudizio di ROHLFS (I, 263). Cfr. DIDE (40).
Erede. Dal lat. haeres, haeredis (idem), rotacizzato.
Aria. Dal lat. aer (idem). V. a l’ariu, annarijà.
Aia. Dal lat. area (spazio libero).
Fogliolina di erica. Dal lat. aristula diminutivo di arista (resta di spiga, pelo) con probabile incrocio con aridus (dal lat. parlato arere = essere secco).
Pettirosso. Sull’aggettivo lat. ruber (e robus) = rosso si modellò rubellio (rossiccio), nome che indicò prima un pesce di color rosso e successivamente il pettirosso. Al plurale (l’ariviezzi) indicò gli arabeschi color rosso-viola disegnati dal fuoco sugli stinchi dei freddolosi.
Mettere su, iniziare, predisporre. Dal lat. armare da arma (armi). “Ha armatu nu crapicciu”.
Vuoto dello stomaco. Dal greco eremía (assenza, mancanza).
Armadio. Dal lat. armarium (ripostiglio per armi). “Armario” è forma presente nell’it. antico.
Discolo, monello. Da “armigero” (portatore di armi) col significato di “bellicoso”, “attaccabrighe”.
Ammucchiare confusamente, avvolgere. Dal lat. ad-revoliare derivato da vòlvere (avvolgere).
Riscaldarsi esponendosi ai raggi del sole. Dal lat. ad-radiare (irraggiare).
Coprirsi di rughe, aggrinzirsi della pelle. Dal germanico rappa (ruga).
Scostare, allontanare. Dall’arabo arrada (allontanare); dall’arabo arasa (essere separato), secondo il DIDE (44).

Dietro. Dal lat. retro (dietro). “Dà arretu” = trascurare, mettere all’ultimo posto.

Circondare. Dal germanico (h)ring (anello).
Riassettare; morire. Dal lat. receptare (dare ricetto, accogliere) incrociato con asseditare (dare assetto, ordine).
Debole, fiacco. Dal lat. remissus (debole).
Accostare. Dal lat. medievale ad-ripare (giungere a riva).
Raggrinzirsi, corrugarsi. Dal lat. replicare > repiclare (ripiegare), con forma iterativa. V. anche rechjippo.
Arricchito. Da “ripulito”. “Pizzenti arripulutu” è il parvenu.
Diventare. Forma italiana rotacizzata.
Rivoltare. Voce italiana con caduta della l nel nesso lt (assuotu = sciolto, vota = volta, ecc.). Arrivuotu è una sommossa, un disordine. V. rivuotu.
Rizzare, fare la pelle d’oca. Dal lat. *rectiare, *recticare derivanti da rectus (diritto).”Si arrizzicanu li ccarni, li capiddi ncapu”.
Avvolgere. Da un verbo latino *ad-rotulare da rotula (rotella). RACIOPPI (322) richiama il greco kyléo (volgo).
Rannicchiare, ripiegare, raggomitolare. Da un lat. parlato *runculare (piegare a forma di roncola).
Abbrustolire. Dal lat. russèscere (diventare rosso).
Provare rabbia, risentimento, rodersi. Dal lat. *roditare (rodere) = masticare.
Rotolare. Dal lat. roteolare (ruzzolare).
Arruginito. Dal lat. aerugo, aeruginis (ruggine) tratto da aes, aeris (rame). Arružžinisci è “arrugginire” da ružža (v.).
Irrequietezza. Dal greco arthritikós (artritico) la derivazione latina arthritica (passio) = malattia degli arti (che non concede riposo).
Malestri, attività e giochi complicati. Probabile deformazione di “artifici” per indicare attività non ortodosse destinate a produrre effetti dannosi. I cervi (cièrivi) sono forse evocati per i danni arrecati alle colture.
Mento. V. garžaglia.
Frazione di tronco spaccato, frammento di legno. Dal lat. assula (*ascla) dim. di assis (asse, tavola) (ROHLFS, I, 270). Dim. ašculidda.
Trovare. Dal lat. adflare (soffiare, fiutare). V. il portoghese acerar (trovare).

Incontrare, imbattersi. Da “scontrare” (idem) derivato da “contro” preceduto da s derivativa, con a di appoggio.

Terreno friabile, arenario e calcareo. Dal sostantivo greco psámmos (sabbia) è derivato l’aggettivo psammotós (sabbioso).
Imitazione. Dal lat. exemplum (esempio). “…assempra / l’immagine” (DANTE, Inf., XXIV, 4).
Anche il sostantivo “assempro” (esempio) è abbastanza comune nella lingua del Duecento.
Risciacquare (i panni); rasserenarsi (del cielo). Dal lat. sincerus (puro). V. sinciru.
Sedersi, posarsi. Dal lat. volgare *asseditare, frequentativo di sedère. DANTE (Inf., XVII, 91): “I’ m’assettai”. Lo strambotto: “Ha’ vistu mai d’agustu nivicà / e mmienzu mari assittà la nivi”.
Coprire abbondantemente di frutti. Forse dal lat. solarium (solaio) da sol (sole), ossia “parte esposta al sole” e, successivamente, “coperta”. Usato soprattutto il part./aggettivo assularatu.

Adombrarsi, spaventarsi. Dal lat. ex-umbra (qualcosa che appare dall’ombra, improvvisa presenza).

Sistemare, aggiustare. Dal lat. socius (alleato) il verbo associare (unire).
Ramo. Dal lat. hasta (bastone). “Fà l’asti” erano i primi esercizi di scrittura secondo un metodo didattico d’altri tempi. Dim. asticedda.
Asticciola. V. asta e cannazzuolu.
Bilancia a molla. Dim. di “stadera” (greco stater, lat. statera) che propriamente è il vilanzuni (v.).
Asserella, tavola stretta. Dal lat. axis (assis) i diminutivi assula, astula, astella (assicella).
Pavimento grezzo. Dal greco óstrakon (coccio).
Ascoltare. Dal lat. parlato *ausolare (idem).
Altalena. Dal lat. tintinnaculus (che tintinna, cigola), con riferimento al movimento alternativo, sovrapposto a *tollenaculus da *tollena (altalena); tolleno (o tollo, tollonis) = trave oscillante.
Padre, nonno. Dal germanico attane accusativo di atta (padre).
Spaventarsi restando bloccato nei movimenti, rimanere paralizzato per paura o sorpresa. Dal greco táxos (tasso), il lat. taxus a indicare la pianta il cui veleno paralizzava i pesci. Molti dizionari (tra cui il BATTAGLIA, il BATTISTI-ALESSIO, il D’ASCOLI) intendono thápsos (mitica erba velenosa che corrisponderebbe al tasso barbasso o verbasco); sembra più realistica l’ipotesi che chiama in causa il tasso, pianta davvero velenosa: in ciò d’accordo col CORTELAZZO-ZOLLI.
Adattarsi, accontentarsi. Dal lat. aptare (adattare) con forma iterativa.
Solleticare. Dal lat. titillare (idem).
Assai sporco. Da “tinto” (lat. tinctus) con forma intensiva.
Arrancare, camminare con sforzo. Dal germanico francone trippon, longobardo trappa (laccio), provenzale atraper (saltellare).
Arretrato. Dallo spagnolo atrasar (ritardare) da atràs (indietro).
Dare alle doghe dei recipienti di legno (botte, tino, barile) il giusto rigonfiamento mediante somministrazione di acqua, dopo un periodo di inattività, in modo da assicurare una perfetta tenuta. Dal greco typhóo (gonfio).
Arrotondare. Da “tondare”, aferesi di “arrotondare” (dal lat. rotundere, da rota = ruota).
Essere abbattuto, stare con il capo chino. Da tuppu (v.) per “mostrare il tuppu piegando la testa”.
Prugno e piante simili. Dal lat. volgare aulicenus (specie di pruno).
Corbezzolo. V. gùmmaru.
Fiutare, annusare. Dal greco osmáo (odoro, fiuto). V. ùsimu. (ROHLFS, I, 131).
Alto. Dal lat. altus (sollevato). Presente il cambio al/au.
Presto, di buon’ora. Dal francese vit (presto, velocemente), catalano viat. Divertente l’ipotesi del RONSINI: “Avietta per presto è un’avetta, quanto occorre per la recita di un’Ave Maria” (p. 63). Del resto lo stesso riconosceva (p. 65): “Se poi ho stiracchiato, e indovinato, vuol dire che ho seguito l’uso degli Etimologisti”. Genìa – questa – che, particolarmente allora (1873), non godeva di molta considerazione.
Vile, poco coraggioso. Dal lat. vilis (vile), da cui abbilisci (avvilirsi).
Aver sentore, fiutare. Dallo spagnolo ventear (fiutare).
Ramingo, senza meta. Dal lat. volaticus (errabondo) da volitare (volare qua e là) con sovrapposizione di avolatus (volato via). L’avverbio volutim vuol dire girando. Presenza del fenomeno di palatalizzazione di l (v. ROHLFS, I, 244).

Avvocato. Dal lat. advocatus (chiamato a difendere).

Abbondare. Dal lat. abundare (avere in abbondanza). Cfr. vunnanziusu.
Matassa. Dal lat. acia (idem). “S’è mbrugliata l’azza”.
Veloce, senza sosta. Dal lat. ex-agitatus (senza sosta).

Togliere il filo del taglio a un arnese (coltello, scure, ecc.), ottundere. Dal longobardo zan (dente).

Bottone metallico. V. azzàru.
Operare, procedere con lena, darsi da fare. “Azzarìa / azzarì” (datti da fare) è imperativo che vale anche come augurio di buon lavoro, equivalente a “jamu jà!” (andiamo, procediamo) e “allegramenti!”. Secondo il DI (53) si deve risalire al lat. asilus (tafano) – come dimostra l’abruzzese azzë (calabrone) – con evoluzione al senso di stimolo, vivacità, movimento, allegria. Potrebbe rilevarsi una traccia dello spagnolo hacer (fare).
Acciaio. Dal lat. tardo (ferrum) aciarium, nome del ferro indurito per fare le punte (acies) delle armi.
Sia gradito, ben accetto. Da “accètto” (lat. acceptus). Riferito a divinità: “sempi azzettu sia a…”.
Mostrare intraprendenza aggressiva, voglia di attaccare. Dal lat. accedere (assaltare, appressarsi ostilmente, andare contro).
Sedersi. Dal lat. ad-sidere (mettersi a sedere), da cui le voci italiane “assidere”, “assise”.

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